
Le immagini sono prese dal sito:www.xoomer.alice.it/testedimodigliani,che ringrazio
Estate del 1984.
Un luglio afosissimo,gli italiani alle prese con le ferie estive;siamo nel pieno del boom effimero dei primi anni ottanta.
A Livorno è in corso la mostra per il centenario della nascita del grande pittore livornese Amedeo Modigliani,organizzata da Vera Durbè,presso il Museo progressivo di arte moderna di Livorno;una mostra snobbata dal pubblico,vista la presenza di solo 4 delle 27 sculture considerate autentiche scolpite dal maestro.
La Durbè,con la collaborazione del fratello,decide di riesumare un’antica leggenda che si raccontava sul grande pittore,e riportata dalla vox populi da quasi ottanta anni,che raccontava come nel 1909 il pittore,durante una sosta nella sua città natale,avesse gettato nel canale mediceo tre sue sculture.
Modigliani,che scolpiva poco,in rapporto alla sua produzione pittorica,aveva mostrato le sue opere ad alcuni amici del posto,che,schernendolo,gli avevano consigliato di gettarle in un fosso;cosa che,si raccontava,il pittore aveva fatto.
Cos’,nel luglio dell’84,la Durbè riesuma la leggenda,e convince il consiglio comunale a stanziare danaro pubblico per dragare parte del canale,alla ricerca delle tre teste perdute.

Le operazioni iniziano,e una benna,ancorata su una chiatta,inizia a dragare il fondo del canale;per otto lunghi giorni,davanti ad una sparuta ma eccitata folla di persone,la draga tira su dal fondo un mucchio di ferraglia,ma nulla di quello che si cercava.
Sul finire dell’ottavo giorno,ecco il colpo di scena;la benna tira fuori dalle acque limacciose del canale una prima scultura;l’eccitazione raggiunge il massimo quando,poche ore dopo,altre due sculture emergono dalle acque.
La notizia fa rapidamente il giro del mondo,e una folla di curiosi si affretta a raggiungere il posto del rinvenimento.
La Durbè è raggiante;davanti alle telecamere,commossa,racconta di non aver mai avuto dubbi sulla presenza delle teste scolpite da Modigliani.
Le tre teste appaiono però diverse fra di loro;una,in particolare,è molto più grezza delle altre due,sembra appena abbozzata.
Gli studiosi e competenti d’arte si affannano attorno alle tre sculture,e il giudizio è pressoché unanime;si tratta di tre capolavori dell’arte primitiva di Modiglioni.
Critici importanti,come Argan e Brandi,giurano sulla loro autenticità,la Durbè dichiara:” “Poche parole per descrivere un episodio e delle emozioni che avrebbero richiesto lo spazio di un intero libro. Mi sono sentito vicino a Modigliani, come se quella pietra avesse il potere di metterci in un contatto fisico e annullare i settantacinque anni che separavano il gesto amaro di lui dalla gloria del nostro ritrovamento”
In pochissimo tempo,viene rifatto il catalogo della mostra,che adesso riporta al suo interno le foto delle teste di Modi,le teste ritrovate,come vengono ora chiamate.
Tuttavia,qualcuno nutre dei forti dubbi sulla loro autenticità;la voce più autorevole è quella di Federico Zeri,uno dei massimi esperti d’arte,che dice,a chiare lettere,che quelle sculture sono brutte,e non appartengono allo scalpello di Modi.
Le sue parole suonano come un rintocco lugubre:
'Vere o false, le tre pietre sono pezzi di anodino livello così scarso che per esse non valgono neppure gli epiteti di giudizio qualificante. Se autentiche esse rappresentano per così dire la preistoria di Modigliani, che fece bene a disfarsene. Ma qui nascono, in folla, le considerazioni che suscita la vicenda. La prima è l'arroganza con cui la critica d'arte comtemporanea impone al pubblico tutto ciò che essa considera valido e degno di nota. Il pubblico è considerato dai Vati e dai Druidi della critica come una massa amorfa, incapace di giudicare senza la guida di 'color che sanno', cioé di quella odierna varietà dei chierici di un tempo che sono i critici d'arte. Costoro adoperano un linguaggio oscuro, involuto, profetico, degno della Pizia e della Sibilla Cumana. Beninteso, dietro gli ispirati vaticini dei critici si muovono interessi commerciali: da almeno cento anni tutto il fenomeno dell'arte contemporanea riconosciuta dai critici è un colossale fenomeno di mercificazione e di speculazione, del tutto staccato dai reali interessi figurativi della società e delle masse.
Guai se queste ultime si ribellano: esse debbono restare docili, subire l'arte. In realtà l'arte contemporanea è uno smaccato fenomeno di élite, ad uso e consumo degli intellettuali. Ed è deplorevole che la corrente critica di ispirazione marxista si sia lasciata irretire da questi e non li abbia combattuti come meritano; a meno che l'autentica arte moderna destinata alle masse non vada riconosciuta nel cinema, nei fumetti, nei manifesti pubblicitari.”

Nonostante i dubbi,l’esposizione viene inaugurata,ma accade un fatto clamoroso.Il settimanale Panorama esce con un numero in cui dice di avere le prove che si tratta di una colossale beffa.E fa i nomi dei tre ragazzi autori del gesto.Si tratta di tre studenti di Livorno, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Guarducci.Non solo:nel numero del settimanale c’è anche una foto con i tre ragazzi in posa davanti ad una delle teste,la più grezza delle tre;i ragazzi raccontano anche di aver usato un trapano Black and decker per scolpire la testa,e si offrono di ripetere la cosa davanti alle telecamere.
Lo scandalo è clamoroso;nonostante le smentite della Durbè,appare chiaro che nel ritrovamento c’è qualcosa di strano,e quando poco dopo i ragazzi,davanti alle telecamere della Rai costruiscono una testa gemella,la beffa appare in tutta la sua portata.
Ma c’è comunque qualcosa che non quadra;le altre due teste allora di chi sono? Il mistero è chiarito qualche giorno dopo,quando un giovane con un passato abbastanza burrascoso,fatto di violenza politica e di droga,confessa d aver creato lui le altre due teste.
Si tratta di Angelo Froglia,che dichiara:
“Non mi interessava fare una burla, lo scherzo dei tre studenti è stata una variabile impazzita che mi ha intralciato non poco. Il mio intento era quello di evidenziare come attraverso un processo di persuasione collettiva, attraverso la Rai, i giornali, le chiacchiere tra persone, si potevano condizionare le convinzioni della gente. Inoltre io sono un artista, mi muovo nei canali dell’arte, volevo suscitare un dibattito sui modi dell’arte e questo mi è riuscito in pieno. La mia è stata un’operazione concettuale”
Lo scandalo è completo.Il mondo dell’arte ha fatto una figuraccia,i critici sono diventati dei creduloni capaci di bersi una beffa realizzata artigianalmente.Solo la Durbè continuerà,ostinatamente,a negare anche l’evidenza.Per giorni il giornale satirico di Livorno,spalleggiato dai quotidiani di mezza Italia,sbeffeggia con vignette ironiche i poveri critici come l’Argan,che vedrà polverizzato il proprio prestigio
Gli unici a guadagnare una pubblicità insperata saranno i distributori della Black and Decker,che usciranno con una campagna pubblicitaria basata proprio sulla beffa,e che vedranno balzare le vendite dei loro prodotti.Una storia,questa,che rilancia il classico humor toscano,la sua capacità di sbeffeggiare e la mordace ironia della sua gente.Una storia che avrà un seguito,comunque.E che si arricchirà di altri clamorosi sviluppi.