
Artemisia Gentileschi-Susanna e i vecchioni
Il mondo della pittura nel seicento era essenzialmente popolato da figure maschili.
Era molto raro il caso di una donna che intraprendesse,a livello professionale,il rischioso lavoro di pittrice.
Il ruolo della donna era essenzialmente relegato agli angusti confini domestici;in pratica non esisteva un solo pittore professionista che avesse a bottega una ragazza.
In un mondo quindi colorato solo al maschile,ecco una figura che si staglia prepotente,sia per le capacità elevatissime nella resa cromatica,sia per l’indubbia abilità tecnica:quella di Artemisia Gentileschi.
Figlia di Orazio,pittore molto apprezzato,Artemisia respirò sin da piccola l’aria della cultura,assecondata dal padre,che riconobbe,in quella sua bella figliola,le doti che poi l’avrebbero resa celebre nel mondo dell’arte,prima di un oscuramento inspiegabile,durato fino ai nostri giorni.
La storia personale di Artemisia è legata indissolubilmente ad un grave scandalo che la vide protagonista nel 1611,quando aveva appena 18 anni.
Un amico di famiglia, Agostino Tassi,discreto pittore,si invaghì della ragazza,e,nonostante i rifiuti ripetuti di Artemisia,continuò a perseguitarla,fino a quando,una sera,la seguì mentre rientrava a casa,ed approfittando dell’assenza del padre,la prese con la forza e la violentò.
Artemisia,con coraggio,denunciò alle autorità l’accaduto,che decisero di processare il Tassi.
Questo è quello che dichiarò la ragazza al processo:
“"Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch'io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l'altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne."

Artemisia Gentileschi:Autoritratto
Prima di denunciarlo,probabilmente Artemisia ebbe una relazione con il Tassi,finita male in seguito alla scoperta da parte della ragazza della situazione personale del pittore.
Il quale era sposato,ed aveva una pessima fama,legata al suo brutto carattere e all’abitudine di frequentare posti malfamati e di accompagnarsi con prostitute.
Appoggiata dal padre,Artemisia affrontò un processo difficile,in un mondo poco abituato a denunce di stupri;certe cose avvenivano e si consumavano nel silenzio delle vittime,certe dell’impunità dei violentatori.
Il processo si concluse con la condanna dell’uomo a diversi anni di galera,ma per Artemisia lo scandalo significò dover abbandonare la sua città,Roma,destinazione Firenze.
Prima di partire,Artemisia sposò Pierantonio Stiattesi,più per mettere a tacere voci e illazioni che per vero amore.

Artemisia Gentileschi:Giuditta e Oloferne
Altro motivo che la convinse a cambiare aria furono le voci incontrollate sui presunti rapporti incestuosi con il padre,alimentate dall’abitudine di Orazio di usare come modella la figlia,spesso nuda e in pose equivoche.
Artemisia a Firenze dette sfogo al suo talento creativo,ispirandosi a Caravaggio,del quale mutuò il chiaroscuro e la capacità straordinaria di realizzare opere realistiche,dai colori scuri e violenti.
Nascono così opere eccezionali,come
Difatti nel quadro è lei
Ben presto la sua fama esce dai confini della città e raggiunge le più importanti corti europee;dopo essere tornata a Roma,e dopo l’esperienza fiorentina,nella quale ha stretto rapporti profondi con gente importante,come Cosimo II de Medici,o come Galileo Galilei,Artemisia passa a Napoli,dove dipinge opere importanti,oltre che dipingere tele per la cattedrale.
Subito dopo va a Londra ,a lavorare per conto di Carlo I,dove probabilmente lavora con suo padre,Orazio.
Diventa una pittrice famosa e stimata,e anche molto prudente.
Alle prime avvisaglie della guerra civile in Inghilterra,parte e torna in Italia,a Napoli,dove dipinge tele stupende,come Susanna e i secchioni.
Nel 1652,all’apice della sua fama,muore all’età di sessanta anni.
Nei secoli successivi la sua fama si oscura,prima della completa riscoperta e valorizzazione del 900.
Proprio il secolo scorso riscopre il lavoro di una donna che scelse un campo in cui essere uomo era la regola,non l’eccezione.
Un simbolo di riscatto femminile,una donna che ebbe talento e gusto;le sue opere appaiono oggi quanto di più moderno si possa immaginare,in un secolo,il 600,in cui le donne che si dedicavano alla pittura,con successo,si contavano sulla punte delle dita di una mano.
Lei,Lavinia Fontana,Sofonisba Anguissola.
E poco altro.
Ma lei dette all’arte della pittura un’impronta straordinaria.
Come solo i grandi sanno dare.