
L’assedio di Siracusa del
Sulla sua morte le versioni sono contrastanti,pur arrivando dai più grandi storici latini,come Polibio,Tito Livio e Plutarco.
Dice Plutarco,nel suo capitolo 19 delle Vite parallele,dedicata al condottiero romano Marcello,l’uomo che espugnò Siracusa:
“Ma più di tutto Marcello fu addolorato dalla sventura che toccò ad Archimede. Per una malaugurata circostanza lo scienziato si trovava solo in casa e stava considerando una figura geometrica, concentrato su di essa, oltreché con la mente, anche con gli occhi, tanto da non accorgersi che i Romani invadevano e conquistavano la città.
Ad un tratto entrò nella stanza un soldato e gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise.
Altri storici narrano il fatto diversamente. Dicono che il romano si presentò già con la spada in pugno, pronto per ammazzarlo, e che Archimede, appena lo vide, lo pregò di aspettare un istante, affincé non lasciasse incompleto e privo di dimostrazione ciò che cercava; ma il soldato senza tanti complimenti finì lui.
Secondo una terza versione alcuni soldati incontrarono per strada Archimede, mentre stava portando a Marcello uno strumento scientifico, composto di meridiane, sfere e quadranti, mediante i quali si misurava a vista la grandezza del sole, dentro a una cassa. I soldati pensarono che avesse con se dell'oro, e lo uccisero.
Tutti gli storici sono però concordi nel dire che Marcello fu molto addolorato dalla sua morte e ritrasse lo sguardo dall'uccisore, quando gli si presentò, come se fosse un essere contaminato. Trovati poi i suoi parenti, li onorò.”
Quindi Plutarco cita tre diverse versioni dello steso fatto,non avendo assistito all’episodio,ma avendo appreso la notizia da altre fonti.
Cicerone,il grande oratore latino,ci racconta di come abbia in seguito trovato la tomba del grande inventore,nel suo Tuscolanae Disputationes:
“Quando ero questore scopersi il suo sepolcro, tutto circondato e rivestito di rovi e pruni, di cui i Siracusani ignoravano l'esistenza, anzi escludevano che ci fosse. Ricordavo alcuni senari di poco conto, che sapevo trovarsi iscritti sulla sua tomba: dicevano che sulla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Un giorno scrutavo ogni angolo con lo sguardo (fuori della porta sacra a Ciane c'è un gran numero di sepolcri) e scorsi una colonnetta che non sporgeva molto dai cespugli, su cui stava l'effigie di una sfera e di un cilindro. Subito dissi ai Siracusani (si trovavano con me i più ragguardevoli cittadini) che pensavo si trattasse proprio di ciò che cercavo. Si mandò molta gente con falci e il luogo fu ripulito e sgombrato. Quando fu aperto l'accesso, ci avvicinammo al lato frontale del piedistallo: si vedeva un'iscrizione quasi dimezzata, in cui i versi si erano corrosi verso la fine di ciascuno. Così una fra le più celebri città della Grecia, e una volta anche fra le più dotte, avrebbe ignorato l'esistenza della tomba del suo più geniale cittadino, se non gliel'avesse fatta conoscere un uomo di Arpino.”
Anche Plutarco cita la tomba di Archimede:
“Molte e mirabili furono le scoperte che egli fece; ma sulla tomba pregò, si dice, gli amici e i parenti di mettergli, dopo morto, un cilindro con dentro una sfera, e quale iscrizione la proporzione dell'eccedenza del solido contenente rispetto al contenuto.”
Moriva così,in maniera banale,un uomo straordinario,che era riuscito con la sua perizia a fermare gli attacchi della poderosa macchina bellica romana che,va detto per inciso,entrarono in Siracusa non per merito loro,ma grazie al tradimento di una parte di cittadini,stanchi del lungo assedio a cui erano sottoposti da mesi.
La città venne depredata dai soldati romani,e Marcello,carico di oro,potè sfilare in trionfo per le vie di Roma.
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