giovedì, 31 gennaio 2008 - 19:59


La Bibbia risale alla notte dei tempi.
E poiché in origine era scritta in ebraico,il nome di Dio era scritto con il tetragramma sacro,JHWH.
Ma in ebraico le vocali,quando fu scritta la prima parte della Bibbia,non erano scritte,per cui la fonetica originale del tetragramma è andata perduta.

Poiché gli ebrei considerano il nome di Dio sacro,la formula del tetragramma è stata sostituita da altre forme correnti, "HaShem" il nome o "Adonai" ,mio Signore.
Il tetragramma compare svariate volte nella Bibbia;a seconda delle fonti da un minimo di 5000 a un massimo di 6628,in cui vengono considerate le volte in cui il tetragramma è stato sostituito dalla parola Adonai.

Per permettere ai fedeli di seguire la lettura sacra,i sacerdoti inserirono le vocali e,o,a,che servivano proprio ad avvisare i fedeli che giunti in quel punto della lettura al tetragramma sacro andava sostituita la parola Adonai,Signore.

Fu nel medioevo che nacque la corruzione del tetragramma,che diventò Jehowah o Geova,in quanto nessuno era al corrente di quel meccanismo creato dai sacerdoti ebrei.
La parola JHWH è il nome proprio di Dio,ed è esclusivamente dedicato a lui;la parola Elohim invece indica genericamente Dio,e veniva usata nelle invocazioni o semplicemente per indicarlo.

In seguito,nelle traduzioni greche,il tetragramma scomparve,per lasciare il posto al temine Kyrios,ovvero Signore;difatti nel Nuovo Testamento non compare più,sostituito dalla versione greca,Signore.
Con la scoperta dei rotoli del Mar Morto si è potuto constatare che il tetragramma,purtroppo privo di vocali,era utilizzato anche in manoscritti non biblici.

Ma in effetti cosa può significare il tetragramma sacro?
Nel libro dell’Esodo è tradotto come io sono ciò che sono.
La chiesa cattolica ha da tempo abbandonato l’uso del Tetragramma.

 

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In ---> tetragramma sacro
lunedì, 28 gennaio 2008 - 09:12



Anche una statua può parlare.

Può farlo per secoli,e diventare portavoce di denunce e satira,di sonetti e composizioni alle volte blasfeme,ma assolutamente irresistibili.

Pasquino è la statua che più di tutte ha rappresentato nel corso dei secoli,l’anima più autenticamente goliardica e sarcastica della popolazione romana.

Una statua di età ellenistica,forse del III A.C.,danneggiata e mutilata nel corso dei secoli;eppure sempre li,sin dal giorno del suo ritrovamento,nel 1501,nei pressi di piazza Navona.
Una statua che ha finito per identificarsi anche con la piazza dove,da 5 secoli,sfida le intemperie,piazza Parione,oggi chiamata Piazza di Pasquino.

Perché venne chiamata Pasquino?
Possediamo solo leggende,sull’origine del suo nome.

Secondo alcuni era un calzolaio,divenuto famoso per i suoi versi satirici;secondo altri un taverniere,secondo altri ancora un docente con quel nome,a cui gli studenti,ravvisando una somiglianza con la statua,avevano finito per ribattezzarla goliardicamente.

La statua divenne immediatamente famosa perché qualcuno,con spirito burlesco,lasciò un’epigramma canzonatorio verso un nobile.
Da allora si diffuse l’abitudine di affiggere cartelli,sonetti,poesie in rime,accuse e denunce ai suoi piedi.

Marforio,un'altra statua parlante di Roma

I più colpiti erano i prelati,bersaglio della popolazione e degli scrittori si sonetti;ben presto diventarono così numerosi che si moltiplicarono anche i luoghi di esposizione,e nacquero altre statue parlanti.

Ma Pasquino restò la più famosa;si prendevano in giro i papi e i cardinali,si sbeffeggiava la nobiltà e i personaggi famosi.
Celebre rimase la frase “Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini”,ovvero quello che non fecero i barbari fecero i Barberini,con chiaro riferimento a papa Urbano VIII,della famiglia Barberini,che aveva fatto asportare i rilievi bronzei del Pantheon per permettere a Bernini la costruzione dell’orrido baldacchino di San Pietro.

Ben presto le pasquinate divennero così pungenti da allarmare sia la santa sede che i suoi notabili;l’esercizio della satira,soprattutto ben dettagliata,con evidente intervento di qualcuno che detestava un suo collega e che riportava pettegolezzi destinati a restare nell’ombra del vaticano,finì per diventare imbarazzante per tutti.

Madama Lucrezia,statua parlante

Clamoroso l’episodio di Clemente VII,che morì dopo una lunga malattia;un papa malvisto,tant’è vero che al collo di Pasquino comparve un eloquente ecce qui tollit peccata mundi (ecco colui che toglie i peccati del mondo).,riferito evidentemente al medico che lo ebbe in cura,e che lo curò male,ma che fece,chiaramente,un piacere alla popolazione.

A qualcuno,come Adriano VI,i motti di spirito non andarono giù:definito lingua marcia dai romani,cercò di vendicarsi facendo gettare la statua,cosa che per fortuna non avvenne.
I suoi consiglieri,sicuri che la cosa avrebbe comportato una sollevazione popolare,riuscirono a distorglielo,e Pasquino restò al suo posto.

Ben presto però le pasquinate divennero così insolenti che si rese necessario un intervento del papato,che decise di comminare pene severe a chi avesse contribuito ad appendere al collo della statua qualsiasi scritto di natura satirica.
Cosa che ottenne un risultato assolutamente modesto;gli autori dei versi si moltiplicarono a dismisura,nonostante alcuni di loro,presi in fragrante,fossero stati puniti severamente.

Er facchino,a Roma

La nascita dei sonetti satirici,tra cui i più famosi divennero quelli del Belli e la contemporanea fine del potere temporale del papato,coinciso con l’unità d’Italia,smorzarono il fenomeno.
Pasquino parlò sicuramente di meno,ma sempre con la sua lingua velenosa e tagliente.
Se ne accorse anche il Duce,quando fece rimettere a nuovo Roma per la venuta del Fuhrer.
Al collo di Pasquino comparve un eloquente:
"Povera Roma mia de travertino!T'hanno vestita tutta de cartone pè fatte rimirà da 'n'imbianchino..."

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In ---> pasquino
venerdì, 25 gennaio 2008 - 12:33



Uno dei misteri più intriganti del secolo scorso riguarda la scomparsa dei crani dell’uomo di Pechino,l’essere umano eretto più antico vissuto sulla terra,in un periodo stimato tra i 250.000 e i 400.000 anni addietro,durante l’era Pleistocenica.

Rinvenuti negli scavi di Zhoukoudian,un piccolo centro vicino Pechino,nel 1929,vennero trasportati nell’ospedale Xiehe (Union Hospital) di Pechino,e rinchiusi in una cassaforte.

Nel 1941,pochi giorni prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, Bowen,direttore dell’ospedale,fiutando l’aria di guerra che si respirava palpabilmente,decise di spedire in America i 5 crani,le circa 150 ossa rinvenute,i denti e gli altri frammenti di ossa che erano stati ritrovati durante la campagna di scavo.

Chiuse quindi tutti i reperti in una cassa,li avvolse in bende e affidò tutto all’ambasciata americana.
Qui,misteriosamente,delle ossa degli uomini di Pechino si persero completamente le tracce.
Cosa successe?
Impossibile dirlo.

Sono molte le versioni date dai vari protagonisti.
La più attendibile,o meglio,una delle due ritenute più valide,dice che vennero  caricate sulla Presidente Harrison,una nave che faceva la spola tra Cina e Usa,e che venne affondata dai giapponesi.

Un’altra dice che la nave sulla quale vennero caricati i preziosi reperti venne catturata dai giapponesi,e che i reperti,recuperati,siano passati in varie mani,per poi essere inghiottiti dal nulla.
Subito dopo la guerra,gli americani si misero sulle tracce delle ossa,senza però ricavare alcun indizio sulla loro fine.
Fu solo nel 1970 che comparve una flebile traccia.

Una donna chiamò un finanziere americano, Christopher,raccontando di essere in possesso delle ossa;inviò anche una foto,che venne esaminata dal il professore di Harvard Howells,che dichiarò che potevano essere davvero le ossa dell’uomo di Pechino.
Per una serie di circostanze poco chiare,Christopher perse i contatti con la donna,e la fiammella di speranza si spense.

Un’altra traccia,di cui si è appresa l’esistenza poco tempo fa,porta ad una guardia che avrebbe visto due addetti dell’ambasciata seppellire una cassa voluminosa nel giardino dell’ambasciata;purtroppo nella zona sono state costruite delle case,ed è impossibile effettuare scavi.

Purtroppo,ad oggi,non c’è traccia dei preziosi resti.
Con gli strumenti moderni,gli antropologi e gli scienziati potrebbero mettere fine ad una querelle che si trascina dal giorno del ritrovamento dei resti,sulla loro effettiva datazione e soprattutto porterebbe un contributo fondamentale per la ricostruzione dell’evoluzione dell’uomo.

 

Il mio blog personale:

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In ---> uomo di pechino
mercoledì, 23 gennaio 2008 - 19:09


L'ingresso della chiesa

C’è una chiesa ad Urbania,un centro in provincia di Pesaro,che ha una denominazione singolare,Chiesa dei morti,e una singolare caratteristica,cioè conserva,dietro l’altare,i corpi di diciotto persone,riesumate nel 1833.

I corpi,mummificati perfettamente per la presenza,nel cimitero,di una particolare muffa,erano di persone morte in un periodo imprecisato tra il medioevo e il rinascimento.

I corpi vennero riesumati in seguito all’editto di Saint Cloud,emanato da Napoleone nel 1804,con il quale si vietava per ragioni igieniche, la sepoltura nelle chiese,e si obbligava gli inumatori a trasferirle in cimiteri fuori dal centro abitato.


Le mummie

Fu così che,all’apertura della cripta della Cappella Cola (come si chiamava in origine la chiesa) vennero rinvenuti i corpi perfettamente mummificati delle diciotto persone,che,nell’immaginario popolare,divennero immediatamente dei miracolati.

Del trasferimento si occupò la  Compagnia della buona morte,una confraternita religiosa,sotto la guida del priore Puccini,il cui corpo è esposto dietro l’altare,al centro delle altre mummie,in compagnia della moglie e di un figlio,morto pare di tumore.

Le mummie hanno ovviamente una storia:di alcune di loro si sa qualche cosa,come nel caso di due di esse,due canonici,uno dei quali,in vita,aveva fama di essere una buona forchetta.

Il corpo,infatti,sottoposto ad esami,ha evidenziato che la morte avvenne per un eccesso di alimentazione a base di grassi.

Un altro è il fornaio del paese,un altro ancora,probabilmente ha conosciuto una morte orribile.
Venne con ogni probabilità seppellito quando era ancora in vita.

Un caso di morte apparente,testimoniato dalla smorfia di orrore sul volto e dalla posizione particolare del corpo,con l’addome dilatato alla ricerca d’aria.
Un altro è un bambino down,un altro ancora è il corpo di una donna morta probabilmente per un parto cesareo.

Tante storie riaffiorate casualmente,e che il custode della chiesa vi racconterà con dovizia di particolari.

 

 

Paul Templar

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In ---> chiesa dei morti
martedì, 22 gennaio 2008 - 15:52




Terribilis est locus iste/Hic domus dei est/et porta coeli

Questo posto è terribile ;è la casa di Dio,e porta del cielo.
Chiunque si rechi sul Gargano,in Puglia,e visiti la grotta di San Michele Arcangelo,è accolto,all’ingresso,da queste parole scolpite nella pietra.

Un ingresso non particolarmente vistoso,quello del santuario.
Oltrepassato il quale,sembra che il tempo si appresti a fermarsi.
Una scala,una discesa verso l’interno della terra,giù dove si narra che l’arcangelo Michele sia apparso tre volte molti secoli fa,dove l’arcangelo stesso chiese la consacrazione di quel posto al suo culto.
Nel culto cristiano,San Michele è l’angelo che il Signore mandò per combattere gli angeli ribelli (rappresentati come dragoni),e che Michele,armato di corazza lucente,combattè e vinse.
Ecco perché l’iconografia cristiana lo dipinge come un angelo con la spada sguainata,pronto a minacciare il dragone,che egli tiene saldamente fermo con la testa sotto un piede.
Il santuario ha una storia millenaria,visto che come luogo di culto risulta aperto alla venerazione dei fedeli attorno al V secolo dopo Cristo.


L'ingresso della Basilica

Sono stati numerosissimi i personaggi famosi che si sono recati al santuario in pellegrinaggio nel corso dei secoli;l’imperatore Ottone III di Sassonia e il suo successore, Enrico II,Matilde di Canossa,oltre a tutti i regnanti di Napoli,inclusi i Borboni e molti dei Savoia.
Assieme a loro,anche numerosi personaggi che hanno fatto la storia della chiesa,primo fra tutti San Franceso d’Assisi,la cui visita è ricordata da una stele presente lungo la scalinata che permette l’accesso alla grotta sotterranea.
Una storia millenaria funestata,anche,da saccheggi e violenza.

Attratti dalla fama del luogo,furono numerosi i briganti che scelsero la zona di Monte S.Angelo per stabilire i loro quartier generali;appostati lungo la via d’accesso,e protetti dalla boscaglia,assalivano i pellegrini depredandoli.
Cosa che avvenne in misura maggiore con autentici atti di saccheggio da parte di soldataglie senza scrupoli.
Il santuario era regolarmente in possesso di donazioni in denaro e oggetti preziosi,frutto della devozione popolare e di gente ricca che cercava in qualche modo il perdono divino.


Statua di San Michele Arcangelo

Sia i longobardi prima,che i saraceni poi,trovarono così una preziosa fonte di arricchimento facile;Guglielmo il Malo,responsabile del sacco di Bari,spogliò letteralmente il santuario,trucidandovi tutti coloro che vi avevano trovato rifugio.
L’ultimo sacco avvenne il 2 marzo del 1799,quando i soldati francesi misero a ferro e fuoco il piccolo paese,saccheggiarono il santuario ricavandone 25 muli carichi di oro e oggetti preziosi.
La grotta di San Michele è stata anche meta di pellegrinaggio di santi e mistici,che hanno sempre ritenuto quel posto un luogo particolare,pregno di un’aura di religiosità e di misticismo,immerso in una solitudine amplificata dalla scarsità di presenza umana;il piccolo centro di Monte S.Angelo,a 800 metri di altezza,in una zona particolarmente impervia,non è mai stata considerata un territorio appetibile per l’urbanizzazione.

Diamo uno sguardo all’interno del santuario.
La scala che conduce alla grotta,formata da 5 rampe discendenti,è costellata di monumenti funebri,e porta in un atrio a cielo aperto.
Subito dopo ci si trova davanti alle porte del santuario,in bronzo massiccio,e,oltrepassata la soglia, ci si imbatte nella stupenda statua del Santo,opera impareggiabile di Andrea Sansovino e su di essa, secondo la tradizione, sarebbe impressa l'orma del piede dell'Arcangelo.
All’interno della struttura c’è il museo devozionale,con le opere scampate ai vari saccheggi,fra cui una splendida icona bizantina,che mostrano ai visitatori un esempio di quello che nel corso dei secoli è stato il percorso religioso dei fedeli,che giungevano da tutte le parti d’Europa per visitare uno dei posti più mistici della cristianità.

 


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In ---> monte santangelo
lunedì, 21 gennaio 2008 - 07:25


La Menorah,il candeliere a sette braccia,simbolo della religione ebraica,ha origini antichissime.
La tradizione vuole che rappresenti il roveto ardente che,prodigiosamente,si manifestò a Mosè quando Dio gli parlò sul monte Horeb,dicendogli:
“‘Mi farai –dice il Signore a Mosé (Esodo, 25:31-40)- un candelabro d’oro puro fatto tutto d’un pezzo: il piedistallo e il fusto, i suoi calici, i suoi bocciòli e i suoi fiori formeranno un solo corpo con esso. Sei rami usciranno dai suoi lati, tre rami del candelabro da una parte e altri tre dall’altra…’

Un’altra tradizione vuole che simboleggi i sette giorni della settimana,al centro il sabato e ai lati gli altri sei giorni.
All’interno del tempio di Gerusalemme,era conservata quella che era considerata la Menorah originale,fusa in un blocco di oro massiccio;quando nel 70 Dc Gerusalemme venne conquistata dai romani,il tempio venne completamente distrutto e tutti i suoi arredi di valore depredati.
Non fece eccezione la Menorah,che venne portata via dai soldati di Tito,come del resto testimoniato dai rilievi presenti sull’arco dell’imperatore romano a Roma.
Probabilmente rimase la fino al 455,quando Genserico,re dei vandali,salpato da Cartagine con una potente flotta,entrò in Roma senza combattere,avendo promesso a papa Leone I che avrebbe risparmiato la città.
Cosa che fece,depredando però tutto ciò che di valore c’era,inclusa la Menorah.
Così il candeliere sacro degli ebrei,portato via con un saccheggio,subì la stessa sorte 4 secoli dopo.
Secondo fonti non confermate,riapparve a Costantinopoli,per poi scomparire dalla storia.
Probabilmente,invece,quando Genserico la portò via,la fuse per ricavarne oro;e di certo c'è che della Menorah originale non si è più trovata alcuna traccia.

 

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In ---> menorah
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