
Nel 410 Dc i Goti di Alarico,dopo aver assediato la città eterna,la espugnano;si impadroniscono,così,delle ingenti ricchezze a disposizione della città,fra le quali anche,con ogni probabilità,larga parte del tesoro di Gerusalemme,sottratto da Tito nel 70,quando i romani distrussero il tempio di Gerusalemme,depredandolo.
Dopo aver saccheggiato la città,Alarico decise di scendere verso il sud Itala,per svernare in attesa di ritornare in patria;portava con se il tesoro romano,oltre a molti nobili e notabili della città,e tutto il suo esercito.
Nel corso del viaggio,i Goti si macchiarono le mani con fiumi di sangue;in Campania decimarono le popolazioni locali,massacrandole,e dandosi ad orge di ogni genere.
Fu proprio a causa di una di queste orge che Alarico perse la vita;i suoi uomini,addolorati,decisero di seppellirlo con tutti gli onori,e con buona parte del tesoro sottratto ai romani.
Deviarono così il corso di un fiume,il Basento,seppellirono con tutti gli onori il loro re,riportarono il fiume nel suo alveo naturale e lasciarono
Così dovrebbero essere andate le cose,almeno stando al racconto di Giordane, uno storico latino di origine gota, che potè leggere la «Historia gothica» di Cassiodoro di Squillace, ministro e consigliere dei re goti ,fra cui Teodorico e Vitige.
Una versione abbastanza plausibile;quando moriva un re,dell’importanza di Alarico,si seppelliva il sovrano con tutte le sue ricchezze,in modo da permettergli di avere una vita agiata nell’aldilà;così come è probabile che abbiano deviato il fiume,un’operazione non impossibile,vista la mole di schiavi che portavano con loro i Goti;schiavi che,una volta finita la dura impresa,vennero sopressi,per cancellare per sempre il ricordo della sepoltura di Alarico.
Nel corso dei secoli il sepolcro di Alarico è stato cercato da cacciatori di tesori,archeologi e storici,ma non è mai stato ritrovato.
Secondo nuove ipotesi,il fiume dove giace il corpo mortale del re,non è il Basento,ma un altro poco lontano.
Sono in corso ricerche.
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Marie Louise O'Murphy,dipinto di Francois Boucher
Una vita lunga,intensa;tre mariti,un’amante reale,due figli e soprattutto l’immortalità,legata al famoso dipinto che di lei fece Francois Boucher,nel 1752,quando
Di umili origini,venne notata,mentre cantava,da Lebel,uno dei cicisbei di re Luigi XV,che la volle con se nel padiglione dei cervi,l’alcova reale dedicata agli amori plebei del sovrano.
Qui la bella Louise restò tre anni,un tempo molto lungo,vista l’estrema volubilità del sovrano.
E qui ebbe una figlia,della quale non si seppe più nulla.
Per ricompensarla dei suo favori,il re,quando la relazione terminò,la diede in sposa ad un conte;che morì dopo soli due anni dal matrimonio,lasciandola ricca e con un figlio.
Risposatasi,Louise ebbe un’altra figlia,e subito dopo divorziò dal marito.
Morì a 76 anni,nel 1814,passando indenne attraverso la rivoluzione francese.
La sua bellezza diventò leggendaria,oltre che per il dipinto di Boucher,per la testimonianza lasciata da Giacomo Casanova,il seduttore veneziano che ebbe modo di conoscerla quando aveva 13 anni;la relazione tra i due è raccontata,con dovizia di particolari,nelle Memorie del Casanova.
Il quadro di Boucher la ritrae in una posa voluttuosa,abbandonata sul sofà:guarda,con una certa candida impudicizia,un punto lontano,mentre il pittore ne esalta l’incarnato roseo,pallido.


Saqqara,Egitto,1891.
Una spedizione archeologica inglese sta lavorando nella tomba di Pa-di-Imen,funzionario dell’antico Egitto;la sepoltura risale al
Da allora prenderà il nome di Aliante di Saqqara.
E’ uno strano oggetto,il presunto aliante:è lungo
Il che ha fatto pensare che potesse essere qualcosa di assimilabile ad un aliante primitivo.
In effetti la strana forma lo lascerebbe supporre,ma in effetti sembra trattarsi piuttosto di un’ardita raffigurazione di un uccello,probabilmente un falco molto stilizzato.
Certo le anomalie non mancano:lo strano oggetto non ha zampe,e la distesa alare potrebbe ricordare un qualche velivolo;tuttavia,qualche anno indietro,l’oggetto è stato realizzato in dimensioni maggiori,usando la stessa scala di proporzione,ma si è rivelato assolutamente inadatto al volo.
Gli appassionati di archeologia misteriosa,tuttavia,sono ancora convinti che si tratti di un oopart,ovvero un oggetto impossibile,fuori dal contesto storico;confortati,in questo,anche dalla strana peculiarità delle ali dell’oggetto,che sembrano essere state riprodotte e applicate successivamente al corpo centrale.
Tuttavia gli studiosi sono convinti che si tratti di un oggetto rituale,come un falco,o anche una semplice banderuola da esporre sulle navi per indicare la direzione del vento.
Un’altra ipotesi è che potrebbe semplicemente trattarsi di un giocattolo per bambini.

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Chankpe Opi,in lingua Sioux.
Ginocchio ferito,la traduzione,il pacifico nome di un torrente del sud Dakota.
Una delle pagine più nere della storia americana,la storia di un massacro senza alcuna giustificazione.
Se non quella dello sterminio di una popolazione pacifica,quella dei nativi Sioux,il fiero popolo ridotto ormai a vivere nelle riserve dagli uomini bianchi,gli invasori.
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29 dicembre 1890.
E’ una giornata freddissima,il terreno è coperto dalla neve.
A poche miglia da Wounded knee, c’è un accampamento Sioux,e i pellerossa sono radunati al centro del campo,perché è in corso la cerimonia più importante dei nativi,la ghost dance,la danza degli spiriti.
Danzano davanti al settimo cavalleggeri,lo stesso reparto che anni prima aveva subito l’umiliante rovescio del Little big Horn,quando Cavallo pazzo e Toro seduto avevano ridicolizzato il potente esercito americano,infliggendo sul campo una sconfitta ingloriosa agli uomini del generale Custer.
Questa volta i ruoli sono ben definiti

I Sioux,stanchi e infreddoliti,sono radunati al centro del campo,i militari americani sono tutti intorno,con le armi spianate;probabilmente cercano un casus belli, Forsyth,il colonnello che comanda il settimo cavalleggeri,ha dato ordine di raggruppare tutti i nativi,senza distinzione.
Non è ben chiaro cosa si debba fare di quella povera gente,a cui ormai è stato tolto tutto;non hanno più la terra,se non quella piccola riserva che fa gola alle compagnie minerarie.
Non hanno più i bisonti,sterminati dall’uomo bianco,un po’ per gioco,un po’ per sport.;hanno solo la loro vita,che ormai vale ben poco,costretti,come sono a rinunciare alla loro libertà.

La danza è in pieno corso,e ad un certo punto lo sciamano lancia in aria della polvere,un gesto rituale,simbolico.
Dagli uomini schierati parte un colpo di fucile;è un attimo,un istante dopo un torrente di fuoco investe i Sioux.
Uomini e donne,anziani e bambini cadono falciati dalle mitragliatrici da campo,dai fucili a ripetizione;alla fine della mattanza saranno centocinquanta,i caduti mentre molti dei sopravissuti,rimasti senza armi,senza cibo,moriranno di stenti o assiderati.
I protagonisti della strage,lungi dall’essere processati per aver sterminato dei civili inermi,ricevettero onorificenze e promozioni.
Oggi,nei luoghi dove avvenne la strage,i discendenti dei nativi celebrano ancora riti in onore di quella povera gente massacrata senza motivo,in un giorno di fine dicembre del 1890.