giovedì, 30 agosto 2007 - 08:03


Urbano Grandolfi:Bacco e Arianna


Arianna era la figlia di Minosse,re di Creta e sorella del mostruoso Minotauro,essere metà uomo e metà animale.

Si innamorò perdutamente di Teseo,giunto sull’isola di Creta per liberare la sua terra dalla schiavitù di dover fornire,ogni anno,14 giovani,sette ragazze e sette ragazzi da dare in pasto alla mostruosa creatura.

Il Minotauro viveva in un luogo inaccessibile,chiamato labirinto,formato da un intreccio inestricabile di strade,una sola delle quali portava al rifugio della terribile creatura.

Per amore,Arianna escogitò un ingegnoso sistema per far ritrovare al suo amato Teseo la strada per l’uscita.

Gli fornì un gomitolo di lana,all’ingresso,che Teseo svolse fino a quando non si trovò a tu per tu con il Minotauro.

Riuscì ad ucciderlo a colpi di mazza,e grazie al gomitolo che possedeva,svolse il filo riuscendo a tornare all’aperto.

Vittorioso,Teseo si imbarcò con Arianna sulla sua nave,per portarla  a casa e farne la sua regina.

Ma mentre veleggiavano verso casa,una violenta tempesta li sospinse sull’isola di Nasso.

Qui Teseo fece sbarcare la sua amata,per farla riposare dopo la terribile tempesta.

Si allontanò per assicurare gli ormeggi della sua nave,ma un’onda violenta strappò gli ormeggi,portandolo al largo dell’isola,dove una nuova,violenta tempesta lo portò lontanissimo.

La povera Arianna rimase nell’isola di Nasso,dove venne trovata fortuitamente dal dio Bacco,che se ne innamorò.

Il dio,per non separarsi più da lei,la pose fra le stelle,nel cielo.

 

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In ---> arianna
martedì, 28 agosto 2007 - 07:52



Una ragazza di nascita nobile,ma di una nobiltà solo nel nome,perché priva di qualsiasi mezzo di sostentamento;un uomo dalla bruttezza addirittura leggendaria,ma dalla parola irresistibile,povero ma amato praticamente da tutti,tanto da essere definito l’amico del popolo.

Lei,Carlotta Corday,era nata a Caen,ed in seguito alla morte dei suoi genitori era stata confinata in un convento,essendo povera in canna se non nel titolo nobiliare.
Un titolo che in quel periodo,la fine del 1792 era un ingombro,oltre che un pericolo.
I titoli nobiliari erano decaduti,e i pochi nobili scampati alla rivoluzione si erano rifugiati in Inghilterra o in altre nazioni europee.

Carlotta crebbe conscia del suo rango,odiando quegli uomini che avevano distrutto un’intera classe sociale,sostituendo all’antica nobiltà una nuova classe sociale imbevuta di ideali di libertà,fratellanza e uguaglianza.
Ma a Carlotta queste parole sembravano vuote e inutili,soprattutto per una ragazza che aveva studiato,che si era innamorata della causa rivoluzionaria,salvo scoprire che ad una classe corrotta e imbelle si era sostituita un’altra che aveva fatto della violenza e della sopraffazione la sua bandiera.

Il suo odio era rivolto verso una persona in particolare:
Marat,l’amico del popolo,il rivoluzionario dalla parola incendiaria,colui che ogni giorno,dalle colonne del suo giornale,L’ami du peuple,chiedeva incessantemente di scovare e ghigliottinare i nemici della rivoluzione,i nobili in primis.
Così l’11 luglio 1793 Carlotta decise di fare qualcosa per fermare quella che a lei sembrava una bestia assetata di sangue e si recò a Parigi.

Aveva con se una lista,ovviamente falsa,di traditori della repubblica,che intendeva far vedere a Marat,per poterlo così avvicinare.
Nascose nel corpetto un pugnale,e si recò in Rue de Cordelliers,dove Marat abitualmente risiedeva e chiese all’amante del rivoluzionario di poterlo vedere.
Simone,l’amante di Marat,vide quella giovane pallida,dall’atteggiamento aristocratico,altezzosa nel portamento e rifiutò di portarla alla presenza di Marat.

Scoppiò un alterco verbale talmente forte che Marat,che in quel momento era in una vasca ,nella quale curava una grave malattia epidermica,ad alta voce chiese il motivo di quel litigio.
Simone portò all’amante la falsa lista preparata da Calotte;Marat la scorse velocemente,e ordinò alla ragazza di tradurla immediatamente al suo cospetto.
Simone non potè fare altro che obbedire,accompagnò Carlotte da Marat,e uscì dalla stanza,lasciando però la porta socchiusa.

Carlotte si avvicinò a quell’uomo che tanto detestava,e lo vide così com’era,seminudo,immerso nell’acqua fin quasi al collo,con la pelle coperta dell’eczema di cui soffriva.
Forse,in quel momento,Marat le apparve come l’orrido mostro che tante volte aveva sognato di sopprimere,e se pur aveva avuto dei dubbi,li vinse,ed estratto il pugnale dal corpetto,colpì violentemente il rivoluzionario al fianco.

Marat,sorpreso,ebbe però la forza di gridare,un attimo dopo Simone,aiutata da amici,irruppe nella stanza ,e trovò Carlotta che stringeva ancora nelle mani il pugnale insanguinato.
La ragazza venne disarmata,legata e tradotta immediatamente alla Conciergerie;qui la aspettavano alcuni giacobini ,ansiosi di sapere chi avesse partecipato all’organizzazione dell’agguato.

Carlotta li deluse immediatamente,raccontando,semplicemente,di aver ucciso un uomo per salvarne centomila”.
Marat,ferito a morte,morì dopo una breve agonia.
Ai funerali del rivoluzionario una folla immensa pianse l’amico del popolo,il tribuno che tanto aveva fatto per gli ideali della rivoluzione francese.
Nella sua cella,Carlotta attendeva invece,con rassegnazione,di essere condotta sulla ghigliottina.

Un processo sommario aveva infatti condannato a morte la giovane,rea di omicidio;ai suoi carcerieri chiese soltanto,con  vezzo femminile o forse solo con la consapevolezza di aver fatto un gesto storico,di poter essere ritratta,cosa che le venne accordata.
Il 17 luglio 1793 era una giornata buia e piovosa.

Su Parigi si scatenò un autentico naufragio,proprio mentre la carretta dei condannati a morte percorreva Parigi,fra due ali di folla venuta a vedere l’esecuzione della giovane assassina.
Carlotta,vestita di bianco,con la camicia lunga riservata ai condannati a morte,appariva bellissima ed altera,quasi sprezzante di quella gente che al suo passaggio la insultava,lanciandole oggetti di tutti i tipi.

Arrivata nella piazza dell’esecuzione,Carlotta scese da sola dalla carretta,rifiutando qualsiasi aiuto;sali le scale e poggiò,con un gesto di sfida,la testa sul ceppo.
Un attimo dopo la lama scese,e le troncò il capo.

Un cittadino,divenuto tristemente famoso,Legros,un carpentiere,sollevò la testa della sventurata ragazza e la schiaffeggiò violentemente.
Sanson,il boia di Parigi,colpì l’uomo con un pugno.
Carlotta aveva 25 anni,e morì come un’eroina antica.
Come la Giuditta che decapita Oloferne,ebbe il coraggio,da sola,di tentare di cambiare,anche se molto ingenuamente le cose.

Il suo gesto non cambiò la rivoluzione,ma ebbe una valenza straordinaria.
Danton,Robespierre,Desmoulins,che erano presenti all’esecuzione,ammirarono il coraggio di quella fanciulla bella e coraggiosa.
E chissà se la visione della decapitazione non sia apparsa per un attimo ai loro occhi quando,poco tempo dopo,toccò a loro poggiare la testa sul ceppo che li avrebbe decapitati.

 

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In ---> carlotta corday
lunedì, 27 agosto 2007 - 13:06
Qualche tempo fa ho parlato della terribile storia della contessa Bathory.
E' disponibile su You tube un filmato ,in lingua inglese,che ne ricostruisce la storia.
Dopo un paio di minuti di presentazione,diventa interessante.

Il link al mio articolo è questo:
misteriemisteri.splinder.com/tag/elizabeth_bathory
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In --->
sabato, 25 agosto 2007 - 08:24



Anno 1622

Per i francescani che tentano ‘evangelizzazione del Texas sono tempi durissimi.
Le spedizioni precedenti sono state un disastro,e si sono concluse con lo sterminio dei frati ad opera soprattutto dei pellerossa,che hanno già avuto rapporti poco piacevoli con l’uomo bianco,e che in virtù delle esperienze precedenti,prima uccidono e poi tornano a vivere la vita che fanno da tempo immemorabile.
A capo della nuova spedizione di quell’anno c’è padre Alonso de Benavides,che,prudentemente,preferisce costruire delle missioni fortificate prima di riprendere i tentativi di portare la parola di Dio tra i nativi.

Arrivare in quei territori era stata già un’impresa:i pellerossa,delle tribù Navajo,Cheyenne,Apache,avevano attaccato più volte la spedizione,causando perdite tra i frati.
Un giorno,mentre i francescani erano alle prese con il duro lavoro quotidiano di semina all’interno del recinto della missione,assistettero ad un episodio che sarebbe poi divenuto leggendario per la sua straordinaria rilevanza.
Alcuni capi di una tribù nativa,quella dei Xumanas,chiesero di conferire con padre Alonso;ad esso chiesero,con enorme stupore dello stesso,di essere battezzati.
Il buon padre sulle prime pensò ad una trappola per farli uscire dalla missione.

Ma un colloquio che ebbe con uno dei capi fugò tutti i dubbi sulle loro reali intenzioni.
L’uomo chiese espressamente l battesimo,spiegando che il resto della dottrina cristiana non era per loro un mistero,in quanto la signora azzurra aveva già spiegato loro  principi della fede cattolica.
Gli stupefatti francescani appresero così che i nativi,mai avvicinati prima dall’uomo bianco,non solo conoscevano le basi della fede cristiana,ma erano visitati da una donna.
Una donna particolare,però.
Una donna sotto forma di apparizione,incorporea.

I sempre più stupefatti francescani raggiunsero così il villaggio degli Xumanas,dove venne mostrato loro un disegno fatto a mano di una clarissa,in abito azzurro,tipico vestimento delle religiose dell’ordine.
Il capo raccontò che la donna aveva detto di chiamarsi suor Maria de Jesús,e che veniva da una lontana nazione,chiamata Spagna.
E che aveva chiesto ai nativi,compiendo miracoli e prodigi,di mettersi in contatto con i missionari,per completare il loro indottrinamento.
Man mano che i francescani si avviavano verso altri territori,come
la  California ,si imbattevano sempre in tribù che non ignoravano la dottrina cristiana.

Padre Alonso si mise in contatto con l’arcivescovo di Città del Messico,che confermò di aver saputo delle straordinarie apparizioni,e di averle collegate ad una giovane clarissa che viveva in Spagna,che aveva pregato Dio di farle fare la missionaria,che però non si era mai mossa dalla Spagna.
Padre Alonso decise di andare a fondo,e si imbarcò per l’Europa,destinazione il convento delle clarisse dove viveva suo Maria de Jesus.
Qui apprese,dalla viva voce della donna,dello straordinario dono che possedeva,quello di vedere a distanza di migliaia di chilometri genti primitive ma dal cuore semplice e buono;”ho pregato Dio di farmi rendere utile,e lui mi ha esaudito”,disse la religiosa a padre Alonso.

La notizia delle straordinarie apparizioni di Maria Jesus  raggiunse,verrebbe da dire naturalmente,le orecchie dell’Inquisizione.
Il Santo Uffizio avviò immediatamente un’indagine conoscitiva,che non potè far altro che riconoscere come autentici i fenomeni descritti dalla suora.

Padre Alonso scrisse un’importante relazione sugli avvenimenti,che avrà un ruolo fondamentale quando verrà autorizzato il culto di Suor Maria.
A 35 anni dalla morte della suora,una spedizione guidata dallo spagnolo Juan Mange,risalendo il Colorado,alla ricerca di nuove terre,si imbattè in diverse tribù che praticavano il cattolicesimo,pur non avendo,all’interno della comunità,sacerdoti o frati dottrinari.

Gli stupefatti spagnoli appresero,dagli anziani delle tribù,che molti anni prima una donna in abiti azzurri aveva raccontato loro la vita di gesù.
Dapprima spaventati dalla visione,gli indigeni avevano tentato di cacciare la donna,bersagliandola con frecce.

Ma,accortisi che la donna non aveva consistenza corporea,erano caduti in ginocchio e avevano ascoltato le sue parole.
Lo stesso racconto si ripetè in altre occasioni di contatto con tribù indigene.

Oggi,a distanza di quasi 4 secoli dalle singolari apparizioni,presso i discendenti delle tribù è ancora vivo il ricordo della suora di Agreda,il monastero dove viveva suor Maria Jesus.
Di suor Maria di Jesus  restano,oltre al ricordo delle straordinarie apparizioni,un libro, Mistica Città di Dio,una biografia della Vergine straordinariamente intensa e dotta,e il corpo miracolosamente conservato.
Dal 1989 è esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa della Concezione ad Agreda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In --->
giovedì, 23 agosto 2007 - 07:42

Nella foto:papa Formoso


Nell’anno 896 papa Formoso,eletto nel 891 morì.

Era stato il papa che aveva chiamato a liberare l’Italia (per quanto non s possa parlare d’Italia,ma di alcuni stati soltanto) Arnulfo di Corinzia,che aveva nominato poi imperatore.
Alla sua morte era salito sul trono di Pietro Bonifacio VI,e subito dopo Stefano VII.
Che si rese protagonista di uno dei gesti più scandalosi e oltraggiosi della storia della chiesa,arrivando,dietro istigazione di Lamberto,figlio di Guido da Spoleto e di Agertrude,nemici giurati di Arnulfo,al processo del cadavere del papa deceduto

Nel 897 il corpo del papa venne dissotterrato,vestito dei paramenti sacri e seduto su una poltrona gestatoria.
Dopo di che venne montato un processo sia macabro che farsesco,con tanto di avvocato accusatore e di avvocato difensore.
Quest’ultimo,nominato per ordine di Stefano VII,quando vide il corpo dl povero defunto,fu preso dall’orrore e scappò via.

Il processo andò avanti come se nulla fosse:tutti gli ordini emessi da papa Formoso vennero invalidati,alla mano destra del defunto vennero strappate le tre dita che servivano per la benedizione dei fedeli e il corpo,così dissacrato,venne trascinato per tutta Roma,riempiendo di sdegno il popolo,che non aveva mai assistito ad una profanazione così sacrilega.
Come scempio ultimo,il corpo venne gettato nel Tevere.
Mani pietose recuperarono i poveri resti,che alla morte vennero di nuovo inumati in San Pietro.

Narra la leggenda che nel momento in cui il corpo del povero papa venne gettato nel Tevere,un violento temporale rase al suolo la vecchia chiesa di san Giovanni in Laterano,e che il corpo di papa Formoso venne recuperato,miracolosamente intatto,a venti chilometri dove era stato gettato
F il primo ed unico caso di processo ad un morto della chiesa;la pratica inumana venne difatti ,da allora,assolutamente vietata.


 

 

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In ---> processo al cadavere
martedì, 21 agosto 2007 - 07:54

Nella foto:il mattone sospeso

Nel 1862 il reverendo Henry Dawson Bull (Bull,toro,nome che calzava a pennello per il reverendo,padre di 14 figli) acquistò Borley Place,una casa colonica in stile Tudor,adiacente la canonica,e la corredò di ventitre stanze,per collocare al meglio la sua sterminata famiglia.

A poco alla volta la ampliò ancora,aggiungendo un piccolo padiglione per permettere alla famiglia di godere il magnifico paesaggio dei boschi,e la dotò di una stalla,oltre a costruire piccole dependance per gl ospiti.
La vita scorreva serena,a Borley Place.

L’unico inconveniente era rappresentato dalla strana apparizione di un fantasma.
Che la famiglia considerava poco più che una attrazione.
Il fantasma appariva nei panni di una suora,dall’espressione arcigna e corrucciata.
Le cose iniziarono a cambiare quando,assieme all’apparizione del fantasma,nella casa iniziarono inspiegabili fenomeni:alcuni oggetti sembravano muoversi da soli,di notte si udivano strani rumori,e ogni  tanto si vedeva galleggiare nell’aria qualche oggetto proveniente dalle altre stanze.

Questi fenomeni turbarono così tanto una domestica,da farla scappare terrorizzata da Borley.
Nel 1892 il reverendo morì,e alla guida della canonica arrivò suo figlio Harry.
Che decise di continuare a vivere nella vecchia casa,mandando nella nuova canonica,quella ampliata dal padre,le sue sorelle nubili.
I fenomeni inspiegabili continuarono,anzi,aumentarono di intensità.
Le apparizioni della suora ripresero vigore,tanto che una volta alcune sorelle se la trovarono di fronte.

Nella foto:la canonica di Borley


Lungi dall’essere spaventate,le donne cercarono di parlarle,ottenendo come unico risultato la sua improvvisa dissoluzione.
Una sera due di loro si trovarono di fronte una strana figura,ammantata di nero,che le guardava torvo;le donne avvisarono il reverendo Harry,che benedisse il luogo,senza ottenere però alcun effetto pratico.

Le apparizioni continuarono,tanto da convincere la famiglia Bull che la leggenda locale,che parlava di un monaco e di na suora innamorati e scappati assieme potesse avere un fondamento di verità
La voce popolare parlava anche di un cocchiere,che alcune notti percorreva le strade attorno a Borley ,caricava i due amanti e correva nel bosco.
ll cocchiere aveva una caratteristica abbastanza insolita:era privo di testa.
Nel 1927 il reverendo Harry morì,e i restanti membri della famiglia decisero di abbandonare Borley,che rimase deserta.
Il nuovo inquilino di Borley arrivò subito dopo;era il reverendo Guy Smith,che veniva dall’India,e ignorava tutto della canonica e dei suoi strani avvenimenti.
Ma non ci mise molto ad accorgersi che in quel posto accadevano cose stranissime;oggetti che volavano per la casa,strani rumori,e per colmo della misura,l’apparizione contemporanea della suora,del monaco e della carrozza.

Nella foto:una delle lettere a Marianne


Spinto dal terrore provato dalla moglie,il reverendo Smith scrisse una lettera al Daily Mirror,raccontando i fatti a cui aveva assistito.
E il giornale incaricò Harry Price,uno dei più famosi studiosi di fenomeni paranormali di svolgere delle indagini ed eventualmente scriverci un articolo.

Price investigò per qualche giorno sugli avvenimenti,e decise che in quel posto accadevano davvero cose strane.
Evidentemente ne parlò in giro con qualcuno,tanto che ben presto u giornale concorrente,il Daily Mail decise di inviare un suo incaricato ad investigare.
Il rapporto tra Price e quest’ultimo fu da subito tempestoso;il giornalista del Daily Mail si convinse immediatamente che Price manipolava gli avvenimenti per ricavarne uno scoop sensazionalistico.

Lo riferì al suo direttore,e la cosa divenne di dominio pubblico.
Price convinse Smith,la moglie, e due signorine Bull a presenziare ad una seduta spiritica all’interno della casa.
La seduta avvenne e lasciò più dubbi di prima;se è vero che avvennero strani fenomeni,essi furono attribuiti,dal reverendo Smith e sua moglie,alla presenza di topi e movimenti di assestamento della casa.
Gli Smith decisero di andar via dalla casa,ufficialmente perché la casa era a pezzi e richiedeva grosse somme di denaro sia per la manutenzione sia per la ristrutturazione.
Così per diciassette mesi la casa restò vuota.
Fino a quando ad abitarla non arrivò Lyonel Foyster,parente dei Bull.

Nella foto:Harry Price


Al suo arrivo nella casa,Foyster aveva 52 anni,una moglie molto più giovane di lui,Marianne,e una bambina,Adelaide.
Ben presto gli strani fenomeni ripresero con vigore;campanelli suonavano improvvisamente per la casa,molti oggetti sembravano possedere una vita propria,riapparve la suora e a questi fenomeni si aggiunse la misteriosa apparizione di un uomo possente con grandi baffi,che Marianne,la moglie di Foyster riconobbe per Harry Bull.
Foyster annotò diligentemente tutti i fenomeni visti da lui e dalla sua famiglia.

Un giorno decise di averne abbastanza,e chiamò due sacerdoti per praticare un esorcismo.
Dopo la benedizione della casa,praticata dai sacerdoti,le cose si tranquillizzarono per un poco,per poi riprendere con prepotenza qualche giorno più tardi.
Iniziarono a comparire strane scritte sui muri,foglietti sparsi per la casa con la scritta Marianne,oltre al solito corredo di movimenti di oggetti e strani suoni notturni.
Foyster annotò scrupolosamente gli avvenimenti,che si ripetevano giornalmente,fino a quando,stanco,decise di prendere la famiglia e abbandonare definitivamente Borley.
Era il 1935,e la canonica restò vuota.
La chiesa decise di non farne più un luogo di culto,a causa anche dei fenomeni che si ripetevano con straordinaria frequenza.
E per due anni,fino al 1937 restò desolatamente vuota.
Quando ad abitarla,seppur parzialmente,arrivò Price.
Lo studioso del mistero aveva deciso di svolgere indagini più approfondite,e portò con se la moglie e due aiutanti.
Annotarono con scrupolo tutte le manifestazioni a cui assistettero,e con l’aiuto di Helen,figlia di Sidney,il collaboratore principale di Price,organizzarono una nuova seduta medianica.
Durante la seduta si materializzò la figura di Marie Lairre,che disse essere una suora vissuta nel XVII secolo,di origine francese,e che aveva lasciato l’ordine per sposare Henry Waldegrave.
I Waldegrave erano i vecchi mecenati della canonica di Borley,tanto che le loro tombe erano presenti ancora nel cimitero che sorgeva affianco alla canonica.

Nella foto:la famiglia del reverendo Bull


La rivelazione sensazionale però fu che la donna era stata strangolata all’interno della vecchia casa.
Price indagò e si preparò a scrivere un libro sul resoconto degli avvenimenti.
Ma nel 1938,durante un’ennesima seduta spiritica,Hellen venne avvertita che la canonica,di li a poco,sarebbe completamente bruciata.
Nel 1938 la cosa avvenne davvero.
Il capitano Gregson,nuovo inquilino della casa,mentre stava sistemando una pila di libri,vide una lampada abbattersi sui libri,come spinta da una mano misteriosa.
I libri presero fuoco,e ben presto l’incendio si estese alle altre stanze.

Il fuoco divorò tutto all’improvviso,e i pompieri,che arrivarono più tardi,altro non poterono fare che assistere,inermi,alla distruzione della canonica.
I vicini videro,con raccapriccio,la figura di una giovane donna intrappolata in una stanza,ma nulla poterono fare per soccorrerla.

L’indomani,quando le macerie smisero di fumare,fu possibile accedere alla casa.
Ma del corpo della ragazza non venne trovata nessuna traccia.

Da quel momento il libro di Price divenne un autentico best sellers.
Tutti volevano maggiori dettagli su quella che era stata definita la casa più infestata del mondo.
Molti volevano visitare le rovine,ma la cosa divenne impossibile sia per il divieto delle autorità,sia per il contemporaneo scoppio della seconda guerra mondiale.
Soltanto nel 1943 fu possibile ispezionare di nuovo la casa,che nel frattempo era stata demolita,per evitare ulteriori pericoli.

Nella foto:Marianne Foyster


Sotto un pavimento,durante alcuni scavi,venne ritrovato il cranio di una donna,dell’apparente età di trent’anni.
La mascella presentava quello che doveva essere un doloroso ascesso,cosa che ricordò a molti l’espressione torva del fantasma.
I resti vennero sepolti nel cimitero locale,e sul luogo calò il silenzio.
Rotto,di tanto in tanto,dalle indagini di qualche giornalista alla ricerca di uno scoop.
Negli anni 70 la BBC,con l’aiuto di strumenti professionali,piazzò strumenti e microfoni tra i resti della canonica.
Uno dei giornalisti avvistò una figura nera che camminava lungo il percorso della suora.
Scoprì che si trattava di uno sciame di moscerini,che sembrava danzare sospeso nell’aria.
I magnetofoni restituirono una serie di rumor