lunedì, 30 luglio 2007 - 08:11


E’ la domenica del 26 aprile 1478

Riario Sansoni,cardinale di Firenze,invita tutta la gente in vista di Firenze,nobili e notabili,per la santa messa che sarà celebrata nel duomo cittadino.

La città è retta dal governo illuminato di Lorenzo De Medici,e in misura minore da suo fratello Giuliano.
Un governo malvisto da alcune famiglie,per banali questioni economiche,e,soprattutto,malvisto dal papa,un Della Rovere,salito sul trono di Pietro con il nome di Sisto IV,nel 1471.

Il papa ha da tempo messo gli occhi sui vasti possedimenti della repubblica di Firenze,e sogna di poter donare alla sua vastissima e ingorda famiglia,molti dei possedimenti di Firenze.
Perciò sobilla i numerosi nemici dei Medici,finanziando di nascosto i nemici dei Medici,ed esautora,quando può,chiunque sia imparentato con la famiglia al potere,cercando di fare terra bruciata attorno a loro

I nemici più potenti dei Medici sono i Pazzi,che sono anche imparentati con loro;Bianca de Medici,sorella di Lorenzo e Giuliano,ha sposato Guglielmo de’Pazzi,in un matrimonio ovviamente solo ed esclusivamente strategico.
L’odio verso i Medici monta prepotentemente,con Sisto IV che soffia sul fuoco,e che ispira una congiura che dovrà eliminare i due fratelli,imponendo a Firenze un governo fantoccio presieduto dai Pazzi,ma di fatto in mano al papato.

I Pazzi decidono così di assassinare i due fratelli durante un banchetto preparato ad arte per attirarli in trappola;ma il caso vuole che Giuliano non stia bene,per cui il tentativo di ucciderli,con robuste dosi di veleno,fallisce.
I Pazzi non si perdono d’animo,e stabiliscono di portare l’agguato all’interno della chiesa,dove minore è il controllo della guardia armata di Lorenzo e Giuliano.
Così,l’indomani mattina,domenica,scatta la trappola.

Lorenzo e Giuliano sono chini sull’altare,e stanno per ricevere la benedizione dell’ignaro cardinale Riario,quando,all’improvviso degli uomini amati si lanciano addosso ai due fratelli
Tra di loro ci sono due preti,inviati di Sisto IV,pronti a dar manforte ai Pazzi.
Giuliano cade subito,trafitto da molti colpi di spada e di pugnale.
Uno dei sicari è Francesco de Pazzi,l’altro è un losco sicario,Bernardo Bandini,che colpisce mortalmente Giuliano;Lorenzo,pu ferito,scappa verso la sacrestia,con accanto il poeta Poliziano.

Si barrica dentro,mentre i sicari tentano,inutilmente,di sfondare la porta.
Se Jacopo de Pazzi,il principale ispiratore della congiura,era convinto di riuscire a sollevare la popolazione di Firenze,ed era convinto di trovare alleati tra la gente comune,ebbe un’amara sorpresa.

Il suo grido di “Libertà” venne accolto con urla e fischi dalla gente presente nella piazza,che rumoreggiava dopo aver appreso l’accaduto;i congiurati vennero inghiottiti dalla folla inferocita,e Jacopo riuscì a mala pena a sottrarsi al linciaggio.
Fuori Firenze incontrò le truppe che attendevano il suono delle campane che avrebbe dovuto annunciare la morte dei due Medici;viceversa  Jacopo,pesto e sanguinante,ordinò la ritirata.

Nel frattempo in città si scatena la caccia all’uomo,e prima Francesco,poi Renato,assolutamente all’oscuro della macchinazione,vengono catturati,e si salvano a stento dal linciaggio.

Per qualche giorno a Firenze si respira aria di vendetta:parenti,amici e conoscenti dei Pazzi vengono brutalmente picchiati;Francesco e Renato,dopo un processo sommario,sono impiccati,e i loro corpi vengono gettati nell’Arno.

Tra coloro che assistono all’impiccagione c’è messer Leonardo da Vinci,che annota,con scrupolo,l’agonia di Francesco,appeso al balcone del palazzo della Signoria,riempiendo di schizzi l’inseparabile taccuino.

A sfuggire è il solo Bandini,che riesce ad arrivare a Costantinopoli;ma la lunga mano di Lorenzo lo raggiungerà,e l’uomo finirà anch’egli impiccato.
Da quel momento i Pazzi scomparvero del tutto dalla vita pubblica;tutti i loro beni vennero confiscati,i loro nomi cancellati dagli annali della repubblica,e di loro non restò alcuna traccia.

Il corpo di Giuliano de Medici,il fratello amatissimo di Lorenzo il Magnifico,venne sepolto nella cappella michelangiolesca di San Lorenzo,che conserva ancora gli abiti insanguinati dello sfortunato giovane.
Una recente ispezione sul suo corpo ha rivelato che Giuliano venne colpito numerose volte,e che la ferita mortale fu sferrata da Bandini alla testa.

 

 

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In ---> pazzi, medici
giovedì, 26 luglio 2007 - 07:52


Lawrence Alma-Tadema-Saffo e Alceo


Una vita intensa,dominata dalla poesia.

Una vita nella quale la leggenda si sovrappone così spesso alla realtà da rendere la sua vita un autentico enigma.

Saffo nacque a Ereso,nell’isola di Lesbo,probabilmente nel 650,da una famiglia ricca che attraversò guai seri per colpa del figlio maggiore,che si impelagò in qualche strano affare,costringendo la famiglia a spostarsi a Palermo.

Di qui Saffo tornò per insegnare poesia alle giovani dell’isola,creandosi immediatamente una gran fama per la bellezza e raffinatezza dei versi.

Questo in pratica è tutto quello che si sa,con certezza,della sua vita.

Il resto è frutto di deduzioni successive,come la leggenda che la vuole ispiratrice di amori omosessuali verso le ragazze dell’isola,amori che da allora divennero,per antonomasia,saffici,dal suo nome,o lesbici,dal nome dell’isola.

Non ci è pervenuta che una piccola parte delle sue poesie,ma quelle che conosciamo ci consegnano il ritratto straordinario di un’anima eletta,che canta l’amore per le sue ragazze con raffinatezza e sensualità.

E un amore che contempla l’ammirazione per la bellezza femminile,che si esprime attraverso versi che esaltano gli occhi e la pelle,la musica e il ballo.

Un amore omosessuale assolutamente non condannato dalla morale greca dell’epoca,in cui l’omosessualità era vista come via di completamento per la sessualità vera e propria,una sorta di anticamera delle gioie dell’amore.

Nei secoli successivi,con il modificarsi della morale,i suoi ammiratori,coloro che ne studiavano le opere,cercarono in tutti i modi di esaltare la figura di Saffo e delle sue poesie non come esaltazione dell’amore omosessuale,ma come raffigurazione ideale dell’amore.

Quindi un’iperbole,più che una realtà concreta.

Saffo era tradotta e copiata moltissimo,nell’antica Grecia.

Tutte le sue opere e i suoi versi erano presenti nella Biblioteca di Alessandria,grazie alle traduzioni di Dionigi di Alicarnasso.

A noi non è giunto moltissimo,se non l’eco della sua fama e pochi versi,che però ce la fanno apprezzare come donna sensibile e poetica.

La leggenda narra che fosse amante del poeta Alceo,mentre sappiamo con sicurezza che sposò un uomo di nome Cercila di Andro,ebbe una figlia di nome Cleide,e che a lei dedicò bellissimi e teneri versi.

Sempre la leggenda narra che morì lanciandosi da una rupe,sconvolta dal non veder corrisposto il suo amore da un marinaio bellissimo,Faone.

 


A Gongila

O mia Gòngila, ti prego:

metti la tunica bianchissima

e vieni a me davanti: intorno a te

vola desiderio d'amore.

Così adorna, fai tremare chi guarda;

e io ne godo, perchè la tua bellezza

rimprovera Afrodite.

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In ---> saffo
lunedì, 23 luglio 2007 - 07:48



Lui,lei,l’altro.

Il classico triangolo amoroso,uno dei tanti,reso immortale dal sommo poeta,Dante.
Lui è Giovanni Malatesta,di nobile famiglia,handiccapato dalla nascita da una malformazione alla gamba;lei è Francesca ,donna di Rimini,della quale ignoriamo praticamente tutto,se non che veniva da Rimini;l’altro è Paolo Malatesta,fratello più giovane e cognato quindi di Francesca.

Giovanni e Francesca avevano dei figli,una femmina e un maschio,morto in tenera età.
Francesca andò sposa a Giovanni quando non aveva ancora 15 anni.
E' probabile che non amasse affatto quel marito poco attraente,lei che era bellissima e altera,e dopo il matrimonio rivolse le sue attenzioni al cognato Paolo.
Dobbiamo a Dante e a Boccaccio i particolari sulla loro tragica vicenda d’amore;il primo si limita a ricordare come il marito scoprì la tresca tra i due amanti e uccise,in un impeto d’ira,prima la moglie adultera e poi il fratello.

Boccaccia aggiunge molti particolari,alcuni dei quali dubbi,ma che concordano sul risultato finale.
Secondo messer Boccaccio,un servo scoprì la relazione tra i due giovani amanti,relazione incestuosa,peraltro,essendo i due legati da vincoli di parentela.
L’uomo corse ad avvisare Giovanni,che corse verso la camera dove giacevano i due amanti;preso dalla collera colpì,forse con una spada,forse con un pugnale,la povera Francesca.
Subito dopo tentò di avventarsi su Paolo,che riuscì a sfuggire.

Ma l’uomo,sempre stando a Boccaccio,rimase impigliato ad un chiodo che spuntava del muro,venne raggiunto dal fratello e ucciso.
La storia venne messa a tacere dalla potente famiglia Malatesta,e Giovanni,il marito tradito,non subì alcun processo,essendo comprovato la flagranza dell’adulterio.
Dante colloca i due tragici amanti all’inferno,nel girone dei lussuriosi;

Siede la terra dove nata fui

su la marina dove 'l Po discende

per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense».

Queste parole da lor ci fuor porte.

 

Nel corso dei secoli successivi,la tragica storia dei due amanti diventò un monito sugli amori adulterini,e i due divennero sinonimo di lussuria e peccato.

Furono molti gli scrittori che dedicarono libri,sonetti e poesie a Paolo e Francesca;
alcuni,come Jacopo della Lana si limitarono a confermare il acconto:
Or questa istoria si fu che Jhoanni Ciotto, figliuolo di Messer Malatesta d’Arimino, avea una sua mogliera [di]  nome Francesca et figliuola di messer Guido da Polenta da Ravenna, la quale Francesca giacea con Polo, fratello di suo marito, ch’era suo cognato. Correptane più volte del suo marito, non se ne casticava. Infine trovolli in sul peccato, prese una spada et conficcolli insieme in tal modo che abbracciati ad uno morirono.

Il luogo del delitto rimase misterioso;alcuni dicono che avvenne a Gradara,il solito Boccaccio dice che avvenne nella camera da letto di Francesca,a Rimini.
La leggenda vuole che la figlia di Francesca,Concordia,si sia fatta suora dopo gli avvenimenti.
Una storia d’amore tragica,e in fondo commovente.
Immortalata dal massimo poeta italiano,che ha reso leggendari i nomi dei protagonisti

 

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In ---> paolo e francesca
venerdì, 20 luglio 2007 - 13:06


Il giudice Edward Cowart entrò nell’aula di giustizia,si sedette,guardò attentamente davanti a se ,indugiando a lungo sullo sguardo dell’uomo che aveva di fronte,poi pronunciò queste parole:
«È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso».
L’uomo a cui erano indirizzate quelle tremende parole era Theodore Robert Bundy.
Ed era uno dei più feroci serial killer della storia americana.



Ted Bundy nasce il 24 novembre del 1946 in un centro dello stato americano del Vermont, Burlington. La madre, una ragazza madre, lo da in adozione, per evitare lo scandalo di aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, salvo poi pentirsene e andarselo a riprendere. Curiosamente la donna da allora in poi si presenta a tutti come la sorella di Ted, dichiarando che il bambino è figlio dei suoi genitori. Sarà nel maggio del 1951 che Ted prenderà il cognome Bundy, quando la madre sposerà un cuoco, John Bundy.
E’ un ragazzo tranquillo, timido e riservato, molto spesso preso di mira dai compagni per la sua docilità. Probabilmente la sua nascita illegittima, unita alle angherie a cui è sottoposto dai compagni di scuola, lo portano a sviluppare una qualche forma di risentimento verso tutti, che sfocerà nell’adolescenza in comportamenti definiti dai suoi professori “pericolosi e imprevedibili”.
Nel 1965 arriva al diploma, con una borsa di studio per l’università di Tracoma, nello stato di Washington. Nel frattempo su di lui si sono addensati dei sospetti: c’è chi dice che spii le donne dalle finestre,e che rubi vestiti nei negozi.
Ma è roba di poco conto. Mentre frequenta l’università, conosce e si innamora di una ragazza bruna, figlia di una facoltosa famiglia della California.
E’ Stephanie Brooks. La donna si innamora del bel Ted, persona affascinante ed elegante. Ma l’idilio dura poco, la bella Stephanie inizia a dubitare sia delle storie raccontate da Ted, sia delle sue effettive capacità. I due si lasciano e la cosa avrà su Bundy un effetto determinante. Il giovane si trasferisce, nel 1968 a Palo Alto, e nel 1969 decide di far ritorno alla sua città natale,Burlington.
Qua apprende la verità sulla sua nascita. E’ un nuovo colpo, che va a sommarsi alla delusione per la fine della sua relazione con Stephanie. Riparte per Washington, dove si dedica allo studio, con buoni risultati. Allaccia una relazione con una donna divorziata, Meg, lavora alla campagna politica per conto del partito Repubblicano e alla fine arriva alla laurea. La sua vita sembra filare su binari normali, nulla lascia presagire i terribili eventi successivi. Nel frattempo riesce a riallacciare la relazione con Stephanie, mostrandosi profondamente cambiato. Ha inizio uno strano menage a trois, perché il giovane non tralascia la relazione con Meg. A gennaio del 1974, il giovane laureato, l’affascinante Fred, dalla vita comune compie il balzo improvviso: si trasforma in una fredda macchina di morte.
Una ragazzina, la diciottenne Jony Lentz, di Seattle, viene ritrovata agonizzante nel suo letto: è stata picchiata a morte, brutalizzata con ferocia inaudita. E’ viva, ma ha ferite gravissime. L’assalitore della ragazza ha divelto una gamba del letto e l’ha usata per infierire sulla giovane, arrivando alla fine, come sfregio estremo, a ficcarla all’interno della vagina. Le compagne di stanza, che ritrovano la sventurata ragazza, non riescono a dare alcuna informazione agli inquirenti: sul luogo del crimine c’è solo una finestra aperta, l’assalitore si è volatilizzato. Pochi giorni dopo, sempre a Seattle, scompare un’altra ragazza, Linda Healy. Sul letto ci sono tracce di sangue, la porta è aperta, segno che la ragazza evidentemente conosceva il suo assalitore. I mesi che seguono vedono la scomparsa di altre cinque ragazze. Il periodo compreso tra la primavera e l’estate del 1974 segna una vera escalation di sparizioni misteriose. A giugno viene ritrovata morta in un parco Brenda Baker: lo stato miserevole dei poveri resti impedisce di determinare la causa della morte. Ad agosto vengono ritrovati i resti di due ragazze scomparse un mese prima: si tratta delle giovani Janice Ott e Denise Naslund. Solo un paziente e certosino lavoro degli anatomi patologi permette l’identificazione dei poveri resti. Nel frattempo le indagini permettono di stabilire che Janice Ott, prima di morire, ha incontrato un giovane che guidava una Volkswagen. Particolare importante: il giovane portava un braccio ingessato legato al collo, si era presentato alla ragazza come Ted, chiedendo una mano per caricare una piccola imbarcazione sull’auto.
La storia appare sui giornali, e una ragazza, Janice Graham, si reca dalla polizia e racconta che un tizio, un tale Ted, con un braccio ingessato, aveva cercato di portarla in una casa su una collina. La ragazza, diffidente, aveva rifiutato e con una scusa si era allontanata. E’ una testimonianza determinante, perché da quel momento viene disegnato un primo identikit del presunto assassino. Due mesi di tregua, poi la triste litania delle morti riprende. E’ il 18 ottobre, e a scomparire è la giovane Melissa Smith, che viene ritrovata 9 giorni più tardi a Salt Lake City. La scena del crimine è terrificante: il corpo della giovane è immerso tra i rifiuti: è stata selvaggiamente picchiata e l’esame autoptico rivela che è stata stuprata e sodomizzata. All’interno dei genitali vengono ritrovati rifiuti. Qualche giorno più tardi è la volta di Laura Aimee, scomparsa il primo novembre nello Utah. Il suo corpo viene rinvenuto da un campeggiatore nell’American Folk Canyon. Anche sul corpo di Laura ci sono tracce di violenza carnale.
Bundy, il vero responsabile di queste morti, agisce ormai come un serial killer. Ma diventa imprudente. A novembre del 1974,il giorno 8, commette il primo errore: all’interno di un centro commerciale, nello Utah, si avvicina a d una ragazza spacciandosi per un poliziotto. Riesce a far salire Carol De Runch,la giovane, sulla sua auto. Minacciandola con una pistola, la ammanetta. Ma la ragazza, miracolosamente, riesce a fuggire, a fermare un motociclista di passaggio e a raggiungere la locale stazione di polizia. Dalla descrizione dell’uomo, fornita agli inquirenti,ci si rende conto della somiglianza dell’uomo con l’autore di un omicidio avvenuto nello stato di Washington. Poche ore dopo scompare un’altra ragazza a sole 20 miglia di distanza. E’ Debbie Kent, studentessa della Highschool di Bountiful. L’ultima persona vista in sua compagnia era un uomo con una Volkswagen, nel parcheggio della scuola. Una perquisizione portò al rinvenimento di una coppia di chiavi per manette: erano le stesse che aprivano quelle servite per incatenare Carol De Runch. La sventurata ragazza non verrà mai più ritrovata. Per alcuni mesi la terribile scia di morte sembra arrestarsi. La polizia indaga sui delitti, ma non riesce ancora a collegarli tutti, e soprattutto non riesce a collegarli a Ted Bundy. E’ solo una pausa, perché tra gennaio e aprile del 1977 scompaiono altre quattro giovani donne. Una sola viene ritrovata, violentata e strangolata. Nel frattempo uno degli investigatori delegati al caso, ritrova, nel corso di una perquisizione, i teschi di quattro ragazze scomparse. L’area sottoposta ad esame è quella della Taylor Mountains, dove c’è una discarica dello stato del Colorado; uno dei teschi appartiene ad una ragazza scomparsa nell’Oregon.
Bob Keppel, l’investigatore, appartiene ad una task force istituita per cercare le tracce del feroce serial killer che sembra essere il diretto responsabile di tutte le morti. Nonostante l’impegno, non si giunge a risultati apprezzabili. Ma è destino che sia una pura casualità a mettere gli investigatori sulla traccia giusta. Il 16 agosto del 1977 un poliziotto della stradale, Robert Haywood, fratello del detective Pete, che indaga sui delitti di Salt Lake City, vede una Volkswagen maggiolino aggirarsi per la cittadina di Granger, nello Utah. Il comportamento del guidatore insospettisce l’agente, che decide di fermare il veicolo. Ma l’auto non si ferma. Pochi minuti, e l’agente riesce a raggiungere l’uomo alla guida dell’auto: all’interno manca il sedile del passeggero.
Haywood blocca il misterioso guidatore, che viene identificato come Theodore Bundy.
Una perquisizione sommaria porta al rinvenimento, nel portatagli, di una spranga di ferro, di un passamontagna e di un paio di manette. Bundy viene arrestato ufficialmente per aver eluso un controllo di polizia, ma gli investigatori sono certi di aver messo le mani su qualcuno di importante. La foto di Bundy viene mostrata a Carol De Ronch, che non lo riconosce, in quanto nel momento dell’aggressione Bundy aveva abilmente celato i suoi lineamenti. Viceversa, un professore che aveva assistito alla sparizione di Debbie Kent non ha dubbi: è lui l’uomo che ha visto assieme alla ragazza prima che la stessa scompaia nel nulla.
Iniziano ad accumularsi prove contro l’uomo: all’interno della sua auto vengono ritrovati capelli di alcune delle ragazze sparite. Meg Anders, compagna di Bundy, testimonia sulle perverse abitudini sessuali dell’uomo, dichiara alla polizia che Ted possiede stucchi per fare gessi, baffi finti e parrucche. Ci sono prove, anche se non ancora definitive, che l’uomo è implicato in qualche modo nei misteriosi delitti. Alcuni testimoni dichiarano che Bundy è l’uomo che è stato visto aggirarsi con un braccio ingessato nei parchi, un po’ dappertutto, alla ricerca di giovani disposte a “dargli una mano”.
Ted Bundy viene rinchiuso in un carcere del Colorado,in attesa che la sua posizione processuale venga definita. Nel frattempo il Federal Bureau of Investigation è alla disperata ricerca di prove a carico del serial killer. Ma la leggerezza dei suoi custodi permette all’uomo di scappare da una finestra del posto dove è detenuto. Inizia la caccia all’evaso che si conclude a tempo di record:in soli sei giorni Bundy viene ripreso e rinchiuso nuovamente in carcere. Questa volta evade grazie ad un foro praticato nel soffitto, due giorni prima della fine dell’anno 1977. I dirigenti della prigione si accorgono della fuga molte ore dopo, con la fatale conseguenza che Ted Bundy, salito su un autobus per Denver, riesce a volare a Chicago e qui, grazie al furto di un auto, si eclissa. Ricompare in Florida, dove a gennaio del 1978 colpisce ancora. Due ragazze del campus universitario vengono ritrovate uccise e seviziate:sono state strangolate, il mezzo con cui Bundy preferisce eliminare le sue vittime. A tutte due le ragazze è stata infilata una bomboletta nella vagina e nell’ano. Poche ore più tardi Cheryl Thomas viene rinvenuta con il cranio fracassato. E’ ancora viva,nonostante le lesioni gravissime.
Ma sta per avvicinarsi la resa dei conti. Aggredisce un’ultima persona: è una ragazzina di soli dodici anni, Kimberly Ann Leach. Il corpo della sventurata verrà ritrovato, in condizioni miserevoli, il 12 aprile, senza che venga stabilita la causa della morte.
Bundy ha alle costole un esercito di investigatori, esasperati dalla lunga caccia. E alla fine viene arrestato dopo un conflitto a fuoco mentre è a Pensacola, in Florida.
Questa volta viene messo al sicuro, in una prigione federale.
Bundy è un uomo in gamba,comunque. La sua fama sinistra di assassino seriale, la sua depravazione, la sua assoluta mancanza di qualunque scrupolo morale non devono far dimenticare le sue capacità, la sua preparazione in termini legali e in definitiva la sua capacità di sapersi mimetizzare nell’ambiente che lo circonda, che sia la metropoli o il piccolo centro di provincia. Non a caso ha saputo tenere in scacco per anni gli investigatori, non dando loro alcun appiglio ne traccia.


Così prepara la sua difesa nel primo dei processi che dovrà sostenere, rivendicato da vari stati, tutti quelli in cui ha commesso le sue terribili gesta.
E’ un Bundy aggressivo, tenace e duro quello che affronta l’accusa nel processo. L’America scopre il suo fascino sinistro, la sua indubbia abilità oratoria, le sue capacità legali. Si, perché si difende da solo. Controbatte con precisione ad ogni accusa, ironico e graffiante. Ha un momento di cedimento quando in aula viene portato il calco dei suoi denti. Viene comparato con i segni terrificanti dei morsi inflitti sui glutei di una delle vittime: il calco combacia perfettamente. Un giorno in aula arriva una delle poche donne che è sfuggita alla morte. Quando il giudice chiede se l’uomo è presente in aula, la donna gira lo sguardo verso lui, mescolato tra la folla. Abbassa il capo, tenta ancora una volta di mimetizzarsi. Le tenta tutte, pur di evitare la condanna a morte. Arriva a sposarsi in tribunale, davanti al giudice, con Carol Ann Boone, una sua vecchia fiamma dell’Università. Ma è un giochetto che non serve. Le immagini dei corpi straziati, i resoconti dei rilievi autoptici, drammatici e impersonali nella loro grigia realtà, le descrizioni delle terribili sevizie subite dalle sue vittime, soprattutto le violenze sessuali inaudite, gridano vendetta. E arriviamo quindi all’epilogo della vicenda, al momento in cui il giudice Edward Cowart pronuncia le parole che condannano Bundy .
E’ un Theodore Bundy meno strafottente del solito, quello che ascolta, impassibile, la sentenza che lo condanna a morte.
Ma la storia non è finita, non ancora.
Il processo, come si è visto, si è tenuto nel 1980. E nel 1982 Ted Bundy diviene papa.
La moglie, Carol, mette al mondo una bimba. Bundy tenta più volte di richiedere la revisione del processo, ma senza risultato. Il 17 gennaio del 1989 viene proclamata la condanna definitiva. Bundy tenta ancora di prendere tempo, proponendo di rivelare l’identità e il luogo di sepoltura di un certo numero di sue vittime.
Ma parenti e famigliari delle scomparse, nonostante ignorino la sorte delle loro care, rifiutano all’unanimità.
Il 24 gennaio del 1989, alle ore 7,06, Theodore Bundy salì sulla sedia elettrica.
Fu dichiarato morto alle 7,16.
Il suo corpo venne cremato, e le sue ceneri disperse sulle Taylor mountains. Spariva nel nulla, come molte delle sue vittime.
Per anni, in seguito, si è cercato di quantificare il numero delle ragazze uccise dal killer.
Un numero incerto. Di sicuro furono attribuite a Bundy 32 uccisioni.
Ma una stima approssimativa parla di almeno 80-100 ragazze assassinate.
In un triste Guinness dei primati,Theodore Bundy è uno dei serial killer più prolifici che siano esistiti.
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In ---> ted bundy
giovedì, 19 luglio 2007 - 11:02


Tempo di vacanze,tempo di passeggiate nei boschi e al mare,in montagna o di ferie meritate.

Complice il caldo,un pò di appannamento e sopratutto un pò di stanchezza,mi concedo una pausa fino al termine di agosto.
Questo blog verrà aggiornato due volte la settimana,con nuovi articoli.
Può essere l'occasione,per gli amici che lo vogliano,di riscoprire vecchi articoli,sopratutto quelli dei miei primi giorni da blogger.
Viceversa,verrà aggiornato la mia piccola creatura,ilvolodijonathan.splinder.com,
che non richiede ricerche storiche,ma solo istinto e voglia di comunicazione diretta.
A proposito,ringrazio gli amici che ci postano su,e che mi spronano a continuare......   :)

Un saluto a Batsceba,Dora,Arcangelica,Daphnee,Riflessirossi,Pantarei,ChristinaKay,
NinfeA,Annarita,Soffiodimaggio,Prisma.,Scatto 75 e naturalmente tutte le altre.
Possiate passare una buona estate,felice,ma sopratutto serena
Un saluto ai maschietti,che non cito altrimenti facciamo notte...   :)
Grazie a tutti,indistintamente
E grazie anche per le 20.000 visite raggiunte da questo blog.

Paul Templar

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In --->
mercoledì, 18 luglio 2007 - 07:32


Un’abbazia,un cimitero oggi semisepolto dalla vegetazione.
Un  protagonista temuto,il diavolo.<