sabato, 31 marzo 2007 - 10:00

Estirpare l’eresia,ovunque essa fosse,ovunque essa si annidasse;in qualsiasi modo e con qualsiasi strumento.
L’inquisizione nasce con questo scopo.
Siamo nel tardo medioevo,secoli bui sono alle porte,ma l’oscurantismo delle menti sembra diventare ancora più prepotente.
I Catari,ovvero i puri,propugnano una fede non conforme a quella cattolica;c’è Fra Dolcino,ci sono gli albigesi….
Così papa Gregorio IX nomina i primi inquisitori,attorno al 1230,con lo scopo dichiarato di reprimere l’eresia.
I loro nomi,da Bernardo Guy,immortalato da Eco nel Nome della rosa a Nicholas Emerych da Gemona,anch’esso reso famoso da Evangelisti,a Torquemada,diventano tristemente famosi.
Così come tristemente famosa diventa un mezzo di tortura abominevole.
La vergine di Norimberga deve il suo strano nome alla forma sia esteriore che interna,che riproduceva le forme di una donna.
E al luogo dove veniva generalmente usata,la cittadina tedesca.
Consisteva in una sorta di armadio a due ante cerneriato su di un lato;all’interno,centinaia di aculei d’acciaio erano fissati alle due ante.
Il corpo dell’inquisito veniva posto all’interno della struttura,che veniva chiusa con lentezza calcolata.
Particolare più atroce era quello della disposizione degli aculei.
Che non era casuale,tutt’altro;ogni aculeo aveva una logica ben precisa,ed era situato in posto che corrispondeva agli organi del corpo umano.
Cosi il condannato,chiuso nell’infernale meccanismo,non moriva immediatamente.
Straziato nel corpo,aveva il tempo di pentirsi dei suoi peccati,prima di morire,a volte dopo due giorni,tra atroci dolori.

sabato, 31 marzo 2007 - 08:41

Un oscuro monaco vissuto a San Pietroburgo,attorno al 1700 profetizzò una serie di eventi che l’umanità avrebbe affrontato nei secoli successivi.
Il suo nome era Basilio.
Profetizzò,ad esempio,l’avvento di un papa dai due nomi,con queste parole:
“Quando il vescovo di Roma assumerà due nomi un impero sarà prossimo a crollare: quello della bestemmia. Ma sarebbe follia esultare di gioia, perché non sarà la fine ma l'inizio dei dolori: lo spettro cupo della miseria volteggerà nel cielo come nube impazzita e getterà ombra su molti popoli.”
Chi era Basilio?
Era nato da buona famiglia,nel 1660,durante il regno dello zar Pietro il grande.
Novello San Francesco,lasciò tutto per dedicarsi alla vita monacense,durante la quale ebbe spesso estasi divine.
Nacquero così le sue profezie,alcune delle quali decisamente inquietanti.
In una dice testualmente:
“L'amore si consuma nel tempo e quando il Millennio sarà finito, l'amore tra gli uomini non sarà più che una parola priva di significato sulla quale si faranno mille ricami, nel tentativo di scoprire l'antico valore. Chi possederà ancora il dono dell'amore sarà visto come un diverso, un sopravvissuto a una guerra combattuta da un popolo dalla vista corta, contro il sentimento dell'amore. L'uomo non sarà più capace di sopportare niente, per questo diverrà sempre più fragile e dimenticherà la gioia di vivere. Mancheranno l'amore evangelico e la fede: per questo il mondo andrà in rovina. “
Le sue profezie vanno dal vaticinio della guerra tra serbi e croati,a quella su presunti disastri climatici,alla predizione del volo umano,anche spaziale,all’avvento “dell’apparecchio che permette agli uomini di vedersi a distanza”
C’è spazio per visioni apocalittiche di ogni genere:
“Il sole cambierà strada e la luna si perderà tra i monti, le stelle pioveranno sulla terra e da Oriente uscirà una voce che si udrà sino a Occidente. Montagne invisibili passeranno nel cielo e, quando una di queste si vedrà , mancherà il tempo della preghiera. Sentirete allora il pianto di mille madri, perché mille uomini saranno schiacciati dalla montagna. Nel tempo della bestia marina il cielo invierà i suoi messaggi affinché nessun uomo giunga impreparato all'appuntamento finale.”
Come tutti i mistici,Basilio mette in guardia l’umanità dalla radicalizzazione degli scontri religiosi,dalla mancanza di carità,dall’egoismo.
In questo assomiglia molto ad altri illustri vaticinatori,come Michel de Notredame,conosciuto come Nostradamus.
La sua diventa una visione ammonitrice,soprattutto quando prevede che verranno costruiti strumenti di morte come il laser,e che il petrolio sarà fonte di distruzione:
“"All’uomo era stata affidata la Terra affinché la custodisse come un tesoro del creato: invece, quando le macchine voleranno come uccelli e l’uomo ucciderà l’uomo con i raggi del Sole, essa sarà uno straccio sporco e lacero".
Nonostante tutto,le ultime parole del monaco profeta sono di speranza:
“"Piccolo uomo del duemila, non sforzarti di capire che cosa sarà il tempo nuovo: il tuo sforzo è inutile, perché la tua mente è chiusa ai disegni dell’Eterno. Sappi solo che l’uomo del Tempo dei Giusti non nascerà piangendo, verrà deposto nella culla della felicità, camminerà sul sentiero della pace, parlerà con lo spirito e non avrà bara".
Basilio morirà nel 1722,non prima di aver profetizzato la fine dell’impero russo e la morte dell’ultimo zar,l’avvento del comunismo,” vi verrà promessa la terra dei lavoratori, ma vi verrà data la terra degli schiavi"
Parole di un esaltato?
Forse.
Ma assomigliano,sinistramente,a quelle di altri veggenti,che “videro” le stesse cose,ma usarono parole molto più oscure per raccontarle.
Per la cronaca,Basilio morì nel 1722,con fama di santità.
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monaco basilio
venerdì, 30 marzo 2007 - 13:01
Le Muse inquietanti
Giorgio De Chirico

Mnemosine
Era una dei titani,figlia di
Urano e di
Gea.
Era la dea della memoria,e di lei si innamorò perdutamente il solito
Zeus.
Alla fine,dopo un lungo corteggiamento,
Mnemosine cedette alle lusinghe di Giove,che,vestito da pastore,ebbe ragione della pudica virtù della dea.
Ne approfittarono per recuperare il tempo perso,e per nove giorni e nove notti,giacquero nel talamo.
Alla fine della maratona,
Mnemosine si accorse di aspettare un figlio.
Non ne nacque uno,bensi nove.
Erano le nove
Muse:
-
Calliope,protettrice di tute le forme di poesia;
-
Urania,che proteggeva astronomi e geometri;
-
Tersicore,protettrice dei danzatori e più in generale della danza;
-
Talia,protettrice dei commediografi ecc.;
-
Clio,che proteggeva storici e in genere coloro che avevano a che farre con essa.
-
Polimnia,che proteggeva le vestali e coloro che si occupavano degli inni agli dei;
-
Euterpe,che proteggeva musici e musicisti;
-
Melpomene,che proteggeva gli scrittori di tragedie;
-
Erato,protettrice dei poeti d'amore;
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le muse
venerdì, 30 marzo 2007 - 07:17
Ancora un amico del forum
ieri oggi e domani.
Sono ormai quasi quattro anni che condividiamo ricordi,esperienze.
Il suo nome è Mauro,e chiunque avrà voglia di leggere il suo racconto
Il sesto angelo ne scoprirà il gran fascino e il pathos sospeso in esso.
Nei prossimi giorni posterò altri racconti di
Anthony,di
Carmen, di
Mauro.......
Chiunque voglia conoscerci,venga su:
www.iod.forumfree.net
E' il forum del sito
eternauti.it,un gruppo di amici che si è conosciuto dapprima virtrualmente,e in seguito anche fisicamente,scoprendo che il web è una palestra dove esercitando l'iintelligenza,è possibile scoprire tesori umani inaspettati.
Venite,dateci un'occhiata,e se lo ritenete opportuno,iscrivetevi.
Ci sono solo regole di buon comportamento,da seguire.
Educazione e rispetto per gli altri,per le altrui culture,per la diversità.
Sarete i benvenuti.
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giovedì, 29 marzo 2007 - 15:54

Il meccanismo di Antikythera
La storia di questo reperto inizia con il suo ritrovamento nelle acque della Grecia del Sud, di fronte all'isola da cui prende il nome: Antikythera. La sua scoperta è, come per molte altre, da addebitarsi al caso. Nell'aprile del 1900, una squadra di pescatori si rifugiò in quell'isola a causa di una violenta tempesta. Dopo alcuni giorni, decisero di immergersi in mare in cerca di spugne. Trovarono, invece, alla profondità di circa 42 metri, una nave commerciale antica di duemila anni, carica di statue, monili e vino. L'opera di recupero del relitto, purtroppo, avvenne solo a due anni di distanza, permettendo, nel frattempo, ai trafficanti di antichità di depauperarla di parte del suo prezioso carico. Le operazioni furono effettuate con metodologie assai differenti da quelle impiegate ai nostri giorni, causando purtroppo la scomparsa di molti pezzi e tra questi anche importanti frammenti di quel reperto che, nel 1902, l'archeologo Valerios Stais del Museo Nazionale di Atene, si ritrovò a maneggiare. Si trattava di una strana scatola che esternamente presentava scale graduate e iscrizioni in greco antico e, all'interno, un complesso sistema d'ingranaggi fra cui almeno venti ruote dentate. Nessun marchingegno del genere, risalente a quell'epoca remota, era mai stato trovato in precedenza e pertanto era la prima volta che un archeologo si trovava a studiare qualcosa del genere.

Un possibile sviluppo dell'interno
La datazione del reperto, realizzata in base agli altri materiali ritrovati a bordo della corbita (la nave) quali vasellame, anfore ed altri oggetti, venne fatta risalire all'incirca al 65 a.C. Tale data fu successivamente confermata dall'analisi paleografica dell'iscrizione, che risultò appartenere al I secolo a.C. Solo dopo essersi accertato dell'esatta datazione del cargo, Stais diede al mondo accademico l'annuncio del ritrovamento di questo straordinario oggetto, ma come troppe volte accade, la scoperta non fu presa nella giusta considerazione. Negli anni a seguire furono avanzate molte teorie sul suo funzionamento. Molti lo considerarono un astrolabio, altri un planetario e, addirittura, c'era chi affermava che non poteva essere né l'uno né l'altro, adducendo che la civiltà greca non era in grado di poter produrre tali tecnologie. Per molti, infine, l'oggetto era stato semplicemente buttato in mare da una nave nel periodo moderno e che per puro caso finì nel relitto in mezzo ad altri reperti.

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giovedì, 29 marzo 2007 - 12:49
Trecento guerrieri.
Spartani.
Comandati dal loro re Leonida.
Corpi scultorei,masse muscolari degne dei bronzi di Riace,o dell'Herrmes di Prassitele.
Si muovono in scenari degni di Dorè,con cupi tramonti venati di grigio o in un mondo che non conosce colori,se non il marrone e il seppia.
E' come se la polvere dei secoli ricoprisse una vecchia foto,ingiallita nei volti dei personaggi,dell'intera atmosfera in cui si muovevano.
Tra scene apocalittiche di battaglie impari,tra i valorosi Spartani,eredi della libertà e il tiranno persiano,leader di un mondo che non conosce altro che sopraffazione e violenza,si snoda un film di bellezza eccezionale.
Almeno per chi ama e conosce quella mitologia greca che comunque prendeva spunti da fatti veri.
Alle Termopili la Grecia conobbe la sconfitta,ma una sconfitta che sapeva di vittoria.
Perchè trecento guerrieri fermarono un esercito immenso,immolandosi per la libertà.
E' questo il senso del film di
Zack Snyder ,un tributo alla forza,alla bellezza e all'armonia dei corpi,al coraggio.
Sbaglia chi ha visto in questo film l'esaltazione fascista della violenza.
E' una storia che sconfina nel mito.
E nel mito gli eroi sono tutti giovani e forti,i cattivi sono arroganti e brutti.
Sembra una favola,e in definitiva
300 lo è.
Nella misura in cui descrive un mondo forse barbaro e primitivo,ma mantenuto vivo da valori assoluti,come la libertà.
La Grecia era pensiero,era Socrate e Atene,era Platone,ma era anche Sparta,terra ostile e povera,dove i bambini nati con handicap erano un lusso che non ci si poteva concedere.
Snyder lo sottolinea,anche se con leggerezza.
Tutto è puntato sulla figura di Leonida,re giusto anche se con connotazioni di crudeltà.
Ma quello era un mondo crudele.
Andate a vedere questo film senza riserve morali e godetevi lo spettacolo.
I computer regalano una magia amplificata dalla grande bravura del regista.
Tutti bravi gli attori:
Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West.
Grande cinema,grande magia.
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